Sbottavo
mentre l’esterrefatto incamiciato mi guardava senza capire per
niente quali infami idee in effetti stava partorendo la mia
mente.
“Gianni
approvava in silenzio dietro a me guardando il tipo con
un’aria di disprezzo degna di un reale del ‘600 nei confronti
del servo della gleba.
“Guardi che non è mica una Rolls” Diceva ridacchiando “Li
troviamo anche noi i fari, anche se veniamo dalla montagna e
poi che ci frega dell’antinebbia, noi la nebbia non l’abbiamo
mai”
Alla fine dell’anno precedente il 1977 dopo una stagione con
poche soddisfazioni, avevo finalmente venduto quel marcione di
127 che mi aveva fatto debuttare nel mondo dei rally, ma che
poi essendo sempre rotta, era costata cifre esorbitanti, avevo
allora comprato, mettendoci un po’ di soldi una Opel Kadett
GTE 1,9 con la quale avevo partecipato solo ad un Rally,
quello delle Prealpi Venete. Subito dopo fui rapito da un
altro malsano progetto quello di sposarmi…. Non avevo ancora
21 anni e pur di essere indipendente ero disposto perfino a
questo….
In verità non fu una lotta molto aspra perché mia madre
acconsentì immediatamente, così come i genitori di lei, che
forse non vedevano l’ora di liberarsi di noi, dal momento che
nessuno fece la minima obiezione. La cerimonia fu aberrante
sotto un diluvio universale misto a neve in un cupo giorno di
Gennaio tra pochi intimi che sicuramente ci compativano e
alcuni chiassosi cugini ignari della triste sorte del loro più
vecchio parente.
La condizione principale ovviamente fu “Basta corse e lavorare
sodo nel negozio appena aperto, pena: il gancio dei salami”
quindi dovetti vendere la mia bellissima Opel ad un ragazzo di
Trieste che diventò poi famoso nei rally come direttore di
gara, Vinicio Prodani. Comprai col ricavato una bella Golf
Diesel nuova di zecca e misi la testa a posto per alcuni mesi.
Mi costruii una mezza casa spendendo quel poco che avevo e
impegnando nel lavoro tutti gli amici possibili, elettricisti,
falegnami, imbianchini che ripagavo con cene e pacche sulle
spalle.
La passione per i rally restò immutata e Gianni, che
frequentavo si può dire 24 ore al giorno mi spronava in
continuazione. “Cosa fai qui come un vecchio di 90 anni,
prendi e comprati un A112 e fai il Trofeo… Guarda qui! Perfino
Cunico va forte, ti ricordi come andiamo noi? Neanche li
vediamo quelli là” diceva col suo solito ottimismo e una cieca
fiducia nei nostri mezzi, che io in effetti non vedevo così
lampante come la descriveva lui.
A settembre convinsi mia moglie, “Ci compriamo una A112 e
andiamo a fare il Sanremo, non abbiamo nemmeno fatto il
viaggio di nozze, sono sei mesi che non usciamo neanche di
casa e che cacchio, mica posso finire in questo modo a 21
anni!”
Lei non aveva nemmeno la patente, ma Gianni risolse anche quel
problema “Vai con la patente e la licenza di mia moglie, tanto
chi vuoi che se ne accorga” Se ci penso adesso mi vengono i
brividi ma allora era così, chissà quanta gente era nelle
nostre stesse condizioni o peggio.
Ruppi le scatole anche ad un altro grande amico di quei tempi,
Sandro Munari il mio idolo era diventato anche un ottimo
amico, durante l’estate passavamo molte ore insieme, facevamo
delle gite in moto, giocavamo a tennis e organizzavamo delle
robuste cene con bevute bibliche durante le quali ne uscivano
di tutti i colori sul mondo delle corse che lui, solo sotto
gli effetti dell’alcool (allora beveva) raccontava in tutta la
sua incredibile realtà.
Partivamo spesso alle 6 del mattino con le moto e alle 9
eravamo di ritorno ad aprire il negozio puntuali. Ci gustavamo
degli spettacoli della natura bellissimi, mentre seduti su di
un sasso, oppure in una malga abbandonata, raccontava con
nostalgia dei suoi Safari perduti con tutti i retroscena
impensabili, facendomi sognare continuamente di diventare
anch’io come lui. Ci volevamo davvero bene e credo che in quel
periodo, per lui difficile, io fossi l’unico vero amico col
quale si confidava.
“Sandro vorrei fare il Sanremo mi aiuti?” Mi guardò sbalordito
pensando che fossi improvvisamente impazzito
“Ma con cosa lo vorresti fare?” disse accigliandosi più del
solito.
“Con il Trofeo, non ho altre possibilità”
“Con il Trofeo? Non è una brutta idea..”
“Parlerò con Pensi che ne è il responsabile, magari riesco a
farti dare una mano” Era già una cosa importante per quei
tempi.
La blu A112 fu preparata in zona con una spesa abbastanza
contenuta un milione e mezzo di cui 500.000 lire per il kit
comprendente roll-bar cinture estinzione e balle varie, non
toccammo il motore per mancanza di fondi, ma dico la verità
non era una brutta macchina, il solo problema era che non
avevo alcuna idea su come guidarla e nonostante tutto non
avevo ancora avuto il coraggio di chiedere a Sandro qualcosa
in merito alla mia guida.
Quando la ritirai un meccanico mi portò a provarla su una
strada, per farmi vedere quanto bene andasse la macchina e
poco ci mancò che facessi un infarto invece, tanta era la
paura che me la tirasse contro un rail, conobbi quella sera il
classico personaggio di meccanico collaudatore molto comune in
giro.
Organizzai tutto alla perfezione: gancio di traino movibile
sulla Golf e carrello gentilmente prestato da un amico,
accuratamente nascosti nel cortile da Gianni e poi la sera del
giorno prestabilito, all’ora di chiusura del negozio partimmo
per Sanremo.
Il viaggio fu eterno e ogni tanto ci penso quando passo da
quelle parti, più di 90 km/h non riuscivo a fare, ma di
positivo ci fu che con solo 5.000 lire di gasolio arrivai fino
ad Imperia ovest dove uscimmo su consiglio di Sandro per
andare all’hotel che ci aveva prenotato di fronte al suo.
Erano le 5 del mattino quando parcheggiai Golf e carrello sul
marciapiede dell’hotel Eveline. Alle otto eravamo in piedi per
iniziare le ricognizioni con la Golf diesel, prima però venne
Sandro in hotel a dirci “Ma non ti pare di essere arrivato
qualche giorno in ritardo?” in effetti avevamo solo quella
giornata a disposizione per provare e le prove mi sembra
fossero circa 18. Non mi rendevo conto di cosa fosse un
mondiale e nonostante ci impegnassimo allo stremo non
riuscimmo a vedere tutto il percorso.
“Fa niente non importa” dissi “E’ tanto se siamo qui,
calcoliamolo un viaggio di nozze un po’ particolare”
Stranamente anche mia moglie era contenta…
La sera uscimmo a cena con la squadra Fiat al completo,
invitati da Sandro che mi presentò a tutti come una speranza
dei rally. Mi sentivo incredibilmente emozionato nell’essere
lì in mezzo ai miei idoli, c’erano tutti tranne Rohrl, che mi
disse Sandro faceva vita a se aspettando solo il momento per
stargli davanti. C’era una rivalità tremenda tra loro fin dal
Safari in cui c’era stato un battibecco che aveva chiuso i
rapporti tra i due. Ora Sandro aspettava con trepidazione la
gara per sistemarlo e Rohrl aspettava la gara per non essere
sistemato, il resto della squadra stava a guardare, Markku
Alen guidava per la prima volta la Stratos con i colori
Pirelli e inondava il gruppo di battute col suo italiano
particolarmente simpatico, poi c’era Vudafieri anche lui con
la Stratos e già in aria di ufficialità, Verini, Pregliasco e
tanti altri che non ricordo.
Conobbi anche Giulio Pensi che mi disse di portargli le ruote
per l’assistenza e di fermarmi ai camion Fiat…. Era il
massimo, era come sognare ad occhi aperti.
La gara partiva verso le 2 di un pomeriggio piovoso, molti
piloti partivano con il casco già in testa in quanto la prima
prova quella di Coldirodi San Romolo iniziava poco dopo
l’autostrada e subito alla fine di questa, dopo neanche un
chilometro si inforcava il Monte Bignone fino al Passo
Ghimbegna per poi, dopo un altro attimo lanciarsi nella
discesa di Bajardo fino ad Apricale, tutto d’un fiato, tre
prove tremende da fare senza respirare.
Dopo 3 prove Munari e Rohrl avevano già fatto il vuoto,
guidava l’italiano col tedesco dietro di poco e terzo a
sorpresa a circa 40 secondi Vudafieri con la Stratos.
Io mi girai al primo tornante della prima prova come un tonto,
volli fare una specie di pendolo perché mi sembrava di avere
troppa aderenza e non ne ero abituato, un vero Kamikaze. In
seguito proseguivo beccandomi dai 15 ai 30 secondi a prova dai
migliori che erano Cunico, Tabaton, Mirri, Capone e compagnia
bella. In fin dei conti non era male per essere in viaggio di
nozze, le note praticamente non esistevano in quanto la mia
povera moglie le diceva una volta ogni tanto, una alla volta o
a gruppi di dieci era lo stesso, andavo a vista su una strada
che avevo visto solo una volta con la pioggia, la nebbia e al
calare della notte fu davvero difficile capirne qualcosa.
Quattro meccanici in tuta Alitalia mi misero 20 litri di
benzina facendomi credere dentro un sogno mentre un altro mi
chiedeva se avevo bisogno di qualcosa aprendo il cofano della
piccola 12. Mi sentivo una celebrità mentre il buio, la
pioggia e i distacchi dai primi aumentavano. Lungo il percorso
si trovavano le macchine dei primi ritirati. Ricordo Dario
Cerrato che finì ben giù di sotto con la sua Opel e la
Cambiaghi con la Stratos nera arrampicata su di una baracca
nei pressi di Vignai.
Il ritmo della gara era ossessionante e quando alla partenza
del Ponte dei Passi, dopo aver fatto il Teglia sterrato in
trasferimento quasi al ritmo di una prova speciale, tirai
fuori sfinito un panino mi accorsi invece che dovevo partire
subito per la speciale, non avevamo mai più di 3-5 minuti era
una gara incredibile, tiratissima che teneva continuamente
sotto pressione.
Nella discesa dal Colle d’Oggia a Montalto feci anche un bel
tempo prendendo quello davanti.
Finalmente arrivammo all’ultima speciale ed eravamo ottavi o
forse noni non ricordo bene, ma ero felice calcolando che
partivano 30 vetture e che quelli davanti erano tutti i più
forti del Trofeo, poi andavamo a vista per davvero sotto una
pioggia battente con visibilità molto scarsa.
Ero molto stanco e la prova misurava 64 chilometri da
Badalucco al Ghimbegna a Bajardo, Apricale, Perinaldo, San
Romolo, ancora Ghimbegna dove si era creato un doppio
passaggio con le transenne per poi finire verso Ceriana.
Per mancanza di tempo non avevamo fatto questa prova se non
nei tratti che comprendevano le prove n° 2 e 3 e qui fu un
inferno, condito anche da un tremendo mal di gambe e di
schiena che mi aveva assalito causa la mia statura mal
compressa nella minuscola A112.
A metà prova mi raggiunse quello dietro facendomi sprofondare
nella vergogna mentre rassegnato cercavo solo di finire la
prova senza demolire la macchina. Terminammo perdendo circa 4
minuti e due posizioni in classifica, ma almeno il viaggio di
nozze era salvo e la moglie contenta.
All’arrivo seppi che Sandro era uscito di strada sotto
Apricale, lasciando via libera al tedesco che invece usci per
conto suo nella seconda tappa quando aveva più di 3 minuti di
vantaggio sul secondo, Markku Alen che poi vinse la gara a
sorpresa con la Stratos Pirelli, anche Vudafieri in testa per
un breve periodo, era uscito per i fatti suoi.
“Non so cosa sia successo, ma il pedale è improvvisamente
diventato duro e la macchina ha frenato solo dietro” Mi diceva
Sandro mentre guardavamo il rottame della sua 131 nel garage
del concessionario Fiat di Sanremo.
“Le cose qui vanno male e c’è qualcuno che mi boicotta, non è
normale un guasto del genere, a fine anno smetto, sono stanco
di essere trattato così, io dico una cosa e loro fanno il
contrario, quelli della Fiat vogliono farmi fuori a vantaggio
di Rohrl, mi ritiro prima io senza che si preoccupino tanto”
Era davvero amareggiato il “drago” e quello che dimostrò
quella notte nelle strade liguri fu l’ultimo sprazzo di
orgoglio di quello che sicuramente fu uno dei più grandi
rallysti di tutti i tempi.
Noi andammo a vedere una prova il giorno dopo e poi andammo a
Montecarlo a fare un giro, ricaricammo la 112 sul carrello e
tornammo a casa felici dell’avventura e con mille cose da
raccontare compresa una mangiata di pesce che costò più di
tutta la gara messa insieme.
Vicino a Verona dissi “Ma sai che sabato qui c’è il Due
Valli?”
“Mancano tre giorni potremmo farlo”
Detto e fatto, uscimmo dall’autostrada e andammo all’ACI ad
iscriverci, la macchina era a posto, avevamo ancora otto gomme
buone e tanta voglia di correre il resto non ci interessava
più, nemmeno le classifiche.
La malattia dei rally tornava a colpire dopo quasi un anno di
assenza, già pensavo al trofeo dell’anno prossimo e già
iniziavo pensare a come trovare i soldi per farlo, visto che
di fondi in banca non ce n’erano.
Il rally delle Due valli fu corso alla stessa maniera del
Sanremo, un passaggio e via per la gara. Avevamo il numero 224
e alla partenza c’erano quasi 300 macchine una cosa
incredibile.
Dopo due prove speciali la macchina iniziò ad andare da tutte
le parti, causa un braccetto che si era smollato, ci stavamo
ritirando quando un meccanico trovò la causa e ci rimise in
corsa, pagando sette minuti però. Comunque terminammo,
ovviamente molto indietro.
Tenni per qualche tempo la 112 e poi non so come la vendetti a
Gianni che era fermamente convinto di fare il Trofeo, mentre
la mia carenza di fondi mi faceva allontanare la prospettiva.
Che fare adesso?
L’idea venne sempre da lui “Guarda qui c’è una Escort RS
Colonia Gruppo1 in vendita su Autosprint… faccio tutto io” In
meno di un giorno mi trovai a Milano in una gelida giornata di
dicembre in mezzo ad un traffico tremendo ad un appuntamento
con un tale simil-zingaro che si presentò con una vecchia Opel
e al traino la bellissima Escort Gruppo 1.
Gianni scese dalla macchina, la mia Golf diesel, e iniziò a
guardare sotto l’Escort, poi prese da parte il proprietario e
confabulò un po’.
Il tipo scaricò l’Escort dal carrello e mi fece salire a
fianco, dopo di che iniziò una sorta di circo attorno
all’isolato con traversi degni del miglior Vaatanen, evitando
vecchi, carrozzine e biciclette come fossimo in un video-game.
“Bello…. Bello” Gridava Gianni “Hai visto come va?”
“Lasciagli la Golf e siamo pari, ho già fatto tutto io”
“Ma Gianni…. E poi io resto a piedi”
“Macchè a piedi… hai questa no?”
“Guarda che bella, senti che motore”
Così fu, lasciai la Golf con appena il tempo di togliere gli
effetti personali e salimmo tutti e due sull’ Escort con
destinazione Asiago, salutai il tipo con un certo senso di
colpa per aver fatto un’altra grossa marachella e partimmo in
mezzo all’A4 con il rumore di un caccia-bombardiere.
In effetti la macchina era fantastica nemmeno paragonabile
all’Opel Kadett che avevo appena l’anno prima, un missile e
poi facilissima da guidare, un sogno.
Arrivammo a casa e la portai immediatamente in carrozzeria per
farla verniciare completamente di bianco in modo da dare poco
nell’occhio, anche se si vedeva a due chilometri che era una
macchina da Rally.
Andai un paio di volte a caricare merce con quella macchina e
tra viaggio e benzina capii che era meglio farmela spedire….
L’inverno passò… praticamente di traverso! Uscivo tutte le
sere e fino a che la benzina non finiva non me ne tornavo a
casa, era davvero un divertimento. Ero il terrore del paese,
perfino il parroco una sera vedendomi uscire di traverso dalla
curva prima della canonica, scappò dentro un mucchio di neve
sprofondandoci fino alla cintura e probabilmente augurandomi
le fiamme degli inferi.
Ogni tanto capitava qualcuno a reclamare e di solito dopo un
po’ se ne andavano scuotendo la testa “Tanto è matto” era il
pensiero finale. Una sera con Gigi Pirollo perdemmo una ruota,
mal fissata. Togliemmo un bullone per ruota e via più forte di
prima, lui aveva una Bianchina Spider ereditata da chissà chi
e vederlo di traverso nella neve era una cosa incredibile, una
leggenda.
Finalmente venne il momento della decisione finale: cosa fare
il prossimo anno e soprattutto cosa fare con questa macchina.
Gianni aveva trovato alcuni sponsor e già pensavo di correre
in Gruppo 1 mentre lui voleva fare il Trofeo. Aveva portato
l’A112 da Nocentini, ce l’aveva consigliato Franco Cunico
altro compagno di merende e serate galeotte, la macchina
andava veramente molto bene, ne era entusiasta.
Deciso a fare il Campionato Italiano con la Ford, portai
l’Escort anch’io da Mauro per metterla a punto in vista della
stagione.
“Per mettere a posto questa macchina devi spendere un sacco di
soldi, non ti conviene”
Mi diceva Mauro al telefono, e qui la faccenda si complicò non
poco.
Alla fine optai per la soluzione più intelligente quella di
vendere l’Escort, di comprarmi un’altra A112 e di fare il
Trofeo, più o meno i soldi che avrei ricavato sarebbero stati
sufficienti e il costo di gestione sarebbe stato molto più
basso.
In una piovosa giornata di fine gennaio ci recammo in Piazzale
Istria ad iscriverci al Jolly Club, dalla gentilissima signora
Renata che ci accolse con grande affetto (50.000 lire a testa)
questo ci avrebbe permesso di avere l’assistenza gratuita in
tutte le gare del trofeo, cosa che poi invece non si verificò
mai, tanto che dopo tre gare passammo incazzati alla Grifone
che invece aveva il buon gusto almeno di aspettarci…
Il dado era tratto e stavolta il lancio era molto azzardato,
cosa ci sarebbe venuto a costare il Trofeo?
Cosa avremmo ricavato come premi? Quanti soldi ci avrebbero
dato gli sponsor?
Qui la cosa fu tragica perché trovammo uno sponsor di prodotti
chimici per auto, che ci pagò in merce, un camion di stronzate,
nero gomme, shampoo auto, liquido lavavetri, polish ecc.
Dopo aver ritirato la merce e organizzati sul come venderla
con tanto di libri contabili di tentata vendita e via dicendo…
accaddero tre fatti sconcertanti.
Ogni qualvolta che passavamo da qualche cliente meccanico
questi candidamente ci diceva “Mah, è passato ieri il sig.
(crepi) che mi ha già rifornito, e poi…. I vostri prezzi sono
molto più alti dei suoi” Praticamente non potevamo vendere
nulla, perché il filisteo passava prima di noi vendendo a
prezzi molto più bassi in modo da bruciarci la piazza.
La seconda cosa, più preoccupante fu che dopo alcuni mesi ci
arrivò anche la fattura da pagare per un totale di circa 4
milioni. La vertenza si protrasse per qualche tempo fino a che
non morì il nostro avvocato (per fortuna) perché per molti
anni a seguire ci veniva a chiedere 2-300 mila lire per
cosucce arretrate….. non ho mai capito quali, visto che
avevamo dovuto pagare tutto pressoché subito.
Dopo alcuni anni, esasperati dall’ingombro di quella robaccia
ci liberammo di tutta la merce regalandola ad alcune officine
o liquidandola in maniera poco ecologica e alla fine, quando
avevamo buttato via tutto arrivarono le Fiamme Gialle a
chiederci dove fosse la merce, a chi l’avevamo venduta, quanto
avevamo ricavato, dov’era nei corrispettivi ecc. ecc. morale
fu che lo sponsor ci costò altri 3-4 milioni di multa che non
furono molti di più solo perché riuscimmo a cadere
miracolosamente in uno dei tanti condoni.
Nel frattempo un amico rappresentante di articoli sportivi, mi
chiese di aiutarlo dandomi una zona e questo fu il sistema che
mi permise di trovare i soldi per correre, unito ad un piccolo
contributo di un milione datomi da mio cognato e da 400.000
lire di sponsor che furono gli unici che incassai veramente.
Feci davvero i salti mortali per mangiare alla sera e le
banche che volentieri elargivano denaro pretendevano non meno
del 27% d’interesse più le solite spesucce….
Nonostante tutto caricammo le gomme sul portapacchi e partimmo
per la Targa Florio prima gara del Trofeo A112 1979…..
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