Le garanzie date
dal preparatore erano ottime “Faccio io… so io… preparo io….
gli altri non capiscono niente…dai retta a me….” Lui aveva già
una 112 che vinceva tutto e questo mi lusingava. La mia
ambizione era quella di far divenire la mia 127 imbattibile.
Avevo recuperato due soldi, aprendo il negozio di articoli
sportivi, poi avevo trovato anche alcuni sponsor, sulla carta
tutto doveva essere perfetto.
Ormai i tempi pionieristici si stavano allontanando e il mio
desiderio era quello di iniziare a vincere qualcosa, ambizione
tutt’altro che fantasiosa dal momento che con il rottame tutto
sommato non andavo male, considerando le disastrate condizioni
in cui correvo.
Come tutti i veri preparatori che si rispettino, la mia povera
127 fu terminata il giorno delle verifiche della prima gara
stagionale, il Rally di Modena, che era alla fine di Marzo,
quattro mesi di lavoro e di salassi al portafoglio da far
paura.
Mi recavo spesso nell’officina, più simile al castello di
Dracula che ad un vero atelier di preparazione auto da corsa e
la risposta era sempre quella “Quasi pronta… domani la metto
in moto”.
Ero impaziente di sentire il nuovo motore, fatto con il
monoblocco della 112 (1050 c.c. illegale) e i pistoni dell’850
Abarth, bielle alleggerite mediante morsa e mola smeriglio
bilanciatura fatta solo in fattura.
Assetto regolabile tramite un bullone, che in qualunque
posizione dava sempre lo stesso terribile risultato,
inchiodata in compressione, libera completamente in
estensione, con una guidabilità degna di un carro allegorico
viareggino.
Avevo
delegato la scuderia per l’assistenza e per approvvigionare
sei gomme Kleber racing ultimo tipo, quelle giuste per
capirci. Avevo anche comprato un’ altra 127 giallino color
SARS, da usare come auto di tutti i giorni e soprattutto anche
come muletto, con il quale durante l’inverno avevo fatto molta
strada, imparando un po’ a controllare la vettura. Insomma
sulla carta ero ben preparato, o almeno mi ero impegnato per
esserlo.
Finalmente salii sul bolide, giusto il momento di passare la
pedana di partenza all’imbrunire ed iniziare il rally.
“Ma che cavolo, qui sono seduto per terra e non arrivo nemmeno
a guidare, non vedo nemmeno la strada”
“Prendiamo le giacche a vento e mettiamole sotto il sedere” Fu
l’unico rimedio possibile.
Non so con che lampo di genio il mio sedile era stato fissato
direttamente al pavimento e il volante rimasto al suo posto,
per cui mi sembrava di essere il ragionier Fantozzi sulla
Bianchina, tentai di far alzare il sedile, ma a quei tempi non
esisteva nulla se non pinza e fil di ferro che in quel caso
non facevano un gran che.
Fui il primo rallysta ad inventare il baricentro del pilota
basso, altro che le WRC … vedevo le mie mani e basta.
Appena fuori Serramazzoni nella buia notte emiliana, diedi una
bella accelerata per vedere come andava e con mia sorpresa il
muso si alzò tantissimo, da sembrare quasi una moto da cross,
in pratica gli ammortizzatori non avevano nessuna resistenza
in estensione…
“Che cazzo avrà fatto su sta macchina” Dicevo al povero
Massimo aggrappato alla maniglia.
Le ruote dietro toccavano sui parafanghi poiché la misura era
più grande di quella necessaria per la vettura, insomma un
disastro.
Appena
arrivai all’assistenza dopo un paio di prove fatte chissà
come, mi incazzai con tutti, con il preparatore per primo e
con il gommista subito dopo. Si difese molto bene il secondo,
dicendo “Ma… avevo solo quelle, sono della Simca e pensavo
andassero bene”
Il preparatore invece molto più furbo, schiacciandomi l’occhio
e tirandomi per un braccio, come per confidarmi chissà quale
segreto disse “Gli ammortizzatori sono regolabili e adesso li
sistemo io”
Restò parecchio tempo dentro il cofano uscendone nero come un
Senegalese.
“Adesso ho messo la taratura da asfalto, vai e dimmi come va…
bastava che me lo dicessi prima che la volevi più dura…”
“Boh…. Pensai se adesso ha messo quella da asfalto, cosa c’era
prima? E poi dove corriamo se non sull’asfalto?”
Ripartii che la macchina andava come prima e sulla terza
prova, la bellissima San Martino, a forza di toccare il
parafango una gomma si sgonfiò costringendomi a cambiarla in
prova tra mille eresie e inaudite minacce di rappresaglie
contro i due “tecnici”.
All’assistenza chiesi di mettere la scorta nuova e volli
cambiare la gomma posteriore che non si era bucata, perché
toccando si era pericolosamente rovinata e sapevo che non
sarebbe durata molto.
“Non abbiamo altre gomme per te” disse il gommista con un
sorriso molto simile a Jerry Lewis…
“Ma te ne ho ordinate sei mi pare, e poi mi avevi detto che ne
avevi in quantità”
“Si ma non ne avevo più, le ho vendute tutte ad un altro, la
settimana scorsa”
Partii lo stesso senza la scorta a quel punto, ma a metà della
prova bucai la ruota incriminata terminando sul cerchio e
tornando alla vicina assistenza infuriato.
“Ma come cazzo faccio io a darvi dei soldi e a venir a correre
in queste condizioni”
Lì, cercarono di mettermi due posteriori di non so cosa, ma
queste toccavano più di quelle vecchie e allora girai la
macchina e andai a dormire, lasciandoli sul posto ad
aspettarmi.
Fu una delusione incredibile, avevo speso un sacco di soldi e
il risultato era zero a causa di alcuni incapaci dei quali mi
ero fidato ciecamente senza guardare cosa realmente facessero.
D’altra parte non avevo nemmeno il minimo dell’esperienza e la
capacità per capire cosa di giusto ci fosse e cosa di
sbagliato ci fosse nel loro operato, mi fidavo e basta.
La scenata ebbe un discreto effetto, tanto che le gomme non mi
furono fatte pagare e la macchina fu messa abbastanza in
ordine per la gara che era in programma un mese dopo.
Mi presentai alla partenza del rally di Cesena che partiva da
Bagno di Romagna, ricalcando alcune bellissime prove che poi
furono poi del San Marino.
Terra bellissima, una gara molto divertente e sulla terra mi
sentivo molto bene.
Scesi laggiù portando con me di nascosto la mia fidanzata e
poi futura moglie, raccontando non so che nefandezza ai nostri
genitori, contrari a farci uscire insieme per una notte,
peggio che nel medioevo… e pensare che dopo sei mesi ci
sposammo.
Arrivammo belli e arzilli a Cesena, pensando che il rally
fosse lì e invece per andare a Bagno di Romagna mancavano
ancora più di cinquanta chilometri che non passarono mai, su
una strada degna del Tour de Corse.
Arrivammo tardi nella notte ma il mio pensiero non era quello
del rally bensì quello di trovare la matrimoniale che avevo
con cura prenotato per una notte probabilmente movimentata.
Al mattino arrivò anche Massimo il mio navigatore, quello che
il padre aveva scoperto correre al Campagnolo (“Nostalgie
novembrine” nel libro Il sapore della Passione). Ormai il buon
Ruggero (suo padre) si era calmato, ma in ogni caso era sempre
ignaro che il figlio corresse con me, lo pensava a Padova a
studiare e il temuto gancio dei salami era sempre in agguato.
Partimmo in tre a fare le note e qualche traverso, la mia
fidanzata stava appesa dietro, come un barbagianni tra le due
maniglie e noi due a sparare note come se fossimo dei
professionisti. Sinceramente non ho idea di che note avessimo,
ma per andare con la 127 non ci voleva un gran che, avrà avuto
si e no 80 cavalli, anche se il preparatore ne denunciava 105,
senza aver tuttavia mai messo al banco il motore. “Ce l’ho qui
il banco” diceva percuotendosi la fronte.
A mezzogiorno ci fermammo a mangiare con un gruppo di amici
rallysti buontemponi, i quali non trovarono di meglio che
infiltrarsi in un matrimonio per mangiar gratis urlando tutto
il tempo “Evviva gli sposi” poi di soppiatto ciascuno, mezzo
ubriaco risaliva sul muletto e spariva nel più ignobile
anonimato per continuare le prove…
“Signore sono le otto e qui davanti c’è la sua macchina appena
arrivata, dove la faccio scaricare ?”
Era la voce del portiere dell’albergo, che mi svegliava.
“Ahhhhh…. Questo si che è correre in macchina.”
Avevo infatti assoldato un trucido che con un camioncino tipo
frutta e verdura mi doveva portare la 127 a Bagno di Romagna
per la modica spesa di 80.000 lire andata e ritorno, e
incredibilmente costui giunse a destinazione, nonostante i
pessimismi della vigilia.
Gli occhi della mia donna brillavano d’orgoglio (oltre che per
la notte intensamente passata) e io mi sentivo finalmente
degno di una squadra ufficiale, perfino i miei “tecnici”
sembravano persone normali. Forse questo mi aiutò a caricarmi
positivamente e la gara andò bene, nonostante un problema alla
frizione, riuscii a terminare e vincere la classe, nella
classifica assoluta non è che fossi tra i primissimi, ma chi
se ne importava, la vittoria è pur sempre la vittoria.
In un tratto in discesa feci un numero incredibile, salvandomi
grazie alla tanta pratica fatta sulla neve durante l’inverno e
all’intervento Divino che come sempre arride agli audaci e
compatisce i poveretti e gli incoscienti, come lo ero io.
“Tenetelo ben stretto questo pilota” Urlava un testimone
all’assistenza di Sant’Agata Feltria “Non ho mai visto salvare
la macchina in questa maniera, è un campione” Continuava ad
urlare il tipo non so nemmeno a chi, visto che nessuno lo
ascoltava tranne me, che cupamente ricordavo di aver rischiato
una bombarda di quelle da antologia.
Massimo si era aggrappato alla maniglia alla prima curva e si
era staccato all’ultima, senza reagire alle mie evoluzioni, e
senza mai proferire alcun verbo, restava impietrito ad
osservare la lotta titanica tra me e la 127 con teatro la
strada… nonostante tutto ed incredibilmente portammo a casa la
pelle.
Fu comunque una soddisfazione immensa, finalmente un primo di
classe, dopo tutte le rocambolesche imprese passate ora mi
sentivo arrivato ad un punto fondamentale della mia carriera,
se carriera si poteva chiamare, potevo puntare al titolo
triveneto di classe a cui concorrevamo forse in tre o
quattro….. Alla lunghissima e anestetica premiazione fatta per
addormentare tutti con bambini dell’asilo che ballavano il
liscio, rompendo gli zebedei ai premiati, ricevetti finalmente
una bella coppa.
Ora ero pronto per entrare nell’Olimpo del rally, aspettavo
ogni giorno la telefonata di Cesare Fiorio per rimpiazzare
Munari alla Lancia, ma ahimè questa giunse solo dieci anni più
tardi….
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