“Te diamo
‘na macchina bona quella de Roti è uguale a quella de Folco”
“Speriamo che non si rompa qualcosa, ne ho le tasche piene di
ritirarmi quest’anno”
Fu così che riattaccai il telefono al buon Carlo Micci che mi
chiedeva di appoggiare Folco Zambelli nell’ultima gara del
Campionato Italiano, fargli da spalla e mettere più punti tra
lui e Porcellana nel Rally del Sestriere.
Veramente ne avevo poca voglia, anche perché ormai la stagione
si era chiusa, eravamo a metà Dicembre e di andarmi a fare un
rally fin lassù proprio non mi attirava.
Comunque ci presentammo ad Avigliana dove il mitico Toni ci
aspettava col furgone e il muletto, eccezionalmente senza Ruge,
impegnato altrove nei suoi infiniti impegni di uomo mondano.
Max Sghedoni aveva prenotato un residence vista lago, aperto
esclusivamente per noi e con un’umidità da far rabbrividire
anche un clochard, il rapporto tra noi era ottimo sia con Max
sia con Folco che era stato scelto dopo una lunga selezione
nel concorso “Ford cerca un campione” e devo dire che non
andava male, anzi!
Molto tecnico e meticoloso, allievo di Lele Pinto che gli
aveva insegnato delle traiettorie molto belle ed efficaci. Nei
trasferimenti durante le ricognizioni mi piaceva molto
inseguirlo e studiare le sue linee pulite e sempre
impeccabili. Forse non era un grandissimo talento, forse non
aveva la vera stoffa del campione, ma per quanto riguarda la
tecnica era molto bravo, preparato e non sbagliava mai. Questi
pregi sommati ad una macchina performante gli permisero di
vincere un paio di titoli italiani di gruppo N.
Iniziammo le ricognizioni beccandoci subito una spolverata di
neve, un paio di cm. sul Col del Lys.
Mi piaceva sempre mettere a prova me stesso nelle situazioni
estreme, forse non lo sapevo nemmeno io il perchè, ma mi
buttai giù dalla discesa tastando il limite ad ogni curva, le
gomme intermedie tipo Montecarlo sulla neve fresca non erano
per niente efficaci e le acrobazie si sprecavano.
“Ma quante volte sei uscito di strada?” mi diceva stupefatto
Max alla fine della prova.
“Vedevamo le tue tracce continuamente nei fossi” aggiunse
Gabriele “Che hai fatto?”
“Bah… sai nella neve non sono molto pratico” Risposi ridendo e
strizzando l’occhio al fido Peruzzi che ridacchiava
sottobanco.
In
effetti nei fossi o meglio, vicino ai fossi ci andavo quasi ad
ogni frenata perché la neve fresca e il ghiaino più
consistente ai bordi miglioravano lo scarsissimo grip della
macchina, lo avevo imparato a casa mia, quando non avevo i
soldi per comprarmi le chiodate e mi trovavo per strada sotto
la neve con l’obbligo di tornare a casa, allora si cercava
disperatamente anche il millimetro di aderenza pur di non
dormire all’addiaccio o magari subire l’onta della spinta.
“In certi casi mai mettere le ruote dove passano gli altri”
Mi guardarono tutti e due sconcertati e ci facemmo una bella
risata, pensando che scherzassi.
La gara partiva la sera e quando provai la macchina, poco
prima delle verifiche dissi:
“Ma cavoli, questa va il doppio della mia gruppo A…. non va in
giro ed è fantastica, entrano perfino le marce, che libidine!”
Prima di partire improvvisai uno show all’interno dell’hotel
fingendo di suonare il pianoforte mentre Claudio Micci, che lo
sapeva suonare davvero, stava nascosto sotto di me, dando a
tutti l’impressione che fossi diventato d’un tratto un novello
Mozart, in tuta ignifuga.
“Ora suono il piano e dopo suono voi” dicevo baldanzosamente
ridendo, mentre le facce dei presenti s’incupivano sapendo che
probabilmente sarebbe stato vero.
La lotta era a cinque: Folco che doveva vincere a tutti i
costi, Porcellana a cui bastava arrivare secondo, noi che
dovevamo teoricamente arrivare tra Folco e Porcellana, Tabaton
che doveva vincere per togliere i punti a Folco e poi Benazzo
che invece doveva solo divertirsi e non centrava nulla, ma poi
si rivelò un grosso imprevisto.
Appena
salii in macchina mi accorsi che avevano fatto il pieno.
“Avete paura che resti senza benzina per far la salita di
Sestriere?” Dissi contrariato.
“Ce lo ha ordinato il d.s.”
“E nella loro…. quanta ne avete fatta?”
“ Quindici litri ”
“Ah bene, per fortuna che ci dobbiamo aiutare, comunque non fa
nulla, non è un problema, mi arrangio lo stesso ”
Si partiva dal centro di Sestriere e si scendeva a Cesana per
una stradicciola, poi la prima prova ritornava a Sestriere per
la strada usata anche dalla cronoscalata, la Cesana-Sestriere,
totale 15 forse 20 km. e noi avevamo “precauzionalmente” il
pieno….
Al controllo di Cesana mi si affacciò al finestrino un
ragazzo: “Ciao Vittorio, sono di Asiago, sono qui a fare la
selezione dei maestri di sci, mi raccomando tieni alto il nome
dell’Altopiano… Ah nella seconda curva tutti mollano perché
c’è un poco di ghiaccio ma si può tener giù, non c’è nulla,
VAI!”
Lo presi in parola e tenni giù, ero già in quarta…. La
macchina partì dietro in una maniera incredibile sul ghiaccio
vivo, che quell’animale aveva detto non esserci, ed invece era
una lastra da pattinaggio artistico.
Misi a fondo il pedale e con una decina di controsterzi
riuscii a ritrovarmi di nuovo dritto, ma per almeno un
centinaio di metri vidi solo roccia o guard-rail.
“Se trovo quel bastardo lo rovino ” dissi affannato a Mauro
che già si era visto sul giornale in versione mezzobusto.
Terminammo la prova molto cautamente per lo spavento, comunque
mettemmo lo stesso 7-8 secondi tra noi e il secondo, la
macchina era facilissima e abituato con quell’arnese del
gruppo A mi sembrava una bicicletta al cospetto.
Dopo le prime tre prove avevo una decina di secondi di
vantaggio su Folco, 34 su Tabaton, 57 su Porcellana e 1,01 su
Benazzo, ero nono assoluto davanti a Verini con la Visa 1000
piste che avevo usato l’anno prima, davanti a me Moscato e
Stagni con i gruppi A di un solo secondo poi Rayneri con la
Uno Totip a 6 sec. e poi solo 037.
Nella quarta prova, quella di Meana in un rettilineo
lunghissimo che stavo percorrendo a fondo, d’un tratto mi si
spense tutto, motore, fari, cruscotto, praticamente restai
cieco a 150 all’ora. Furono momenti veramente tremendi,
fortunatamente la retta terminava in un bivio dove c’era una
luce, che presi come riferimento cercando di sentire i lati
della strada e correggere appena il rumore del ghiaino mi
avvertiva che mi avvicinavo ad essi.
Mi fermai proprio sotto il lampione e scesi incazzato per
vedere che cosa stava fermando la mia corsa stavolta, non
c’era segno di elettricità in tutta la macchina e solo la
radio restava accesa a farmi incazzare ancora di più, ma mi
fece capire di che tipo era il guasto, era lo stacca-batteria
e la radio aveva un impianto diretto, avevo infatti notato
precedentemente che staccando tutto la radio rimaneva sempre
accesa.
Ci misi più di sei minuti a trovare quel bastardo di filo che
si era colato a causa del sovraccarico dei fari. Andando a
massa toglieva la corrente a tutto l’impianto elettrico
fermando la macchina, strappai un filo non ricordo di cosa e
feci un ponte empirico ripartendo con le sole mezzeluci,
pregando che questo reggesse almeno il tempo di raggiungere
l’ormai vicina assistenza, lì ripararono il guasto, mettendo
un filo più grosso e un deviatore, ma era alquanto strano che
non ci avessero pensato prima.
La
prova successiva era il Col del Lys, bellissimo e ancora
imbiancato con un paio di centimetri di neve.
Partii come sempre attaccando la salita che era quasi tutta
secca, su un lungo curvone con molta ghiaia però mi girai come
un tonto e la macchina si spense.
“Porca miseria, ma non riparte più!” e giravo la chiave
nervosamente senza ottenere risposta dal motore, pensavo al
filo di poco prima e provavo angoscia, sembrava che la benzina
non arrivasse al motore. La povera Escort ci mise sicuramente
almeno una ventina di secondi che non passavano mai a
ripartire con tutti e quattro i cilindri. E allora su di
nuovo, a più non posso con una rabbia dentro da far paura.
Iniziava il tratto innevato e via dentro ai fossi come avevamo
fatto nelle ricognizioni, poi poco dopo ecco il dosso dove si
scollinava e lì iniziava la discesa terribile, bianca e infida
come non mai, lì iniziai a fare delle cose tremende per
restare in strada e poi gli ultimi tre quattro chilometri di
nuovo senza neve e allora a tutta, ma ad un tratto:
Toc-toc-toc-toc-toc…. Un rumoraccio sull’anteriore destra.
“Che succede!” urlò Mauro notevolmente preoccupato.
“Si sta sbullonando una ruota, lo conosco ‘sto rumore… quanto
manca alla fine della prova?”
“Meno di due chilometri ”
“Vado piano e speriamo di riuscire a finirla…., tu chiama la
macchina veloce che ci venga incontro subito”
Così rallentai notevolmente, cercando soprattutto di non
caricare troppo nelle curve a sinistra.
Appena passato il controllo stop, mi fermai e chiusi i
bulloni, uno era già partito per i fatti suoi e restava solo
qualche giro per perdere anche gli altri, ma eravamo riusciti
a finirla.
All’assistenza ci fu un battibecco piuttosto colorito perché
il cerchio in questione non era imboccolato e quindi provocava
il problema in questione, era impensabile che a fine stagione
ci fossero ancora in giro cerchi non imboccolati e Toni
s’inferocì con i meccanici di Repetto accusandoli di
sabotaggio, il clima era abbastanza teso ma mi tenni fuori
dalla polemica pensando solo a recuperare il più possibile,
anche perchè non era sicuramente un sabotaggio ma un’incuria
comunque abbastanza grave.
Al Lys
il nostro fu il secondo tempo assoluto a 8 secondi dal primo,
Bossini con la Lancia Rally 037 un tempo incredibile con
quello che ci era successo.
Subito dopo iniziai ad inanellare dei tempi incredibili,
davanti anche a tutti i gruppi A, Verini con la Visa, Rayneri
con la Uno Totip che poi si fermò tatticamente all’ultima
prova in quanto la vettura non era ancora del tutto omologata,
e la stava testando per il mondiale ‘86.
La gara volgeva ormai al termine e la classifica del gruppo N
prima delle due ultime prove vedeva primo Folco, Tabaton,
Porcellana e Benazzo a sei da Porcellana e noi quarti a meno
di quattro minuti nonostante i quasi sette persi per il
malefico filo.
Il campionato era perso per Folco perché Tabaton facendosi da
parte avrebbe consentito a Porcellana di arrivare secondo e
quindi di vincere, ma dietro a sei secondi c’era Benazzo in
grande rimonta.
Prima delle ultime due prove per radio si sentiva un
nervosismo incredibile.
“Carlo offrigli dei soldi…. una macchina per la prossima
stagione, fai qualcosa dobbiamo convincerlo a prendere
Porcellana”
Urlava Max alla radio.
“Aho…. nun me stà a sentì, pare che è un suo amico” Ribadiva
Micci disperato.
Ormai tutti eravamo rassegnati, se Benazzo non attaccava il
pilota della Fiat quest’ultimo sarebbe stato inesorabilmente
campione.
Ma nell’ultima salita, quando Tabaton si fece da parte come da
copione per far passare Porcellana, quest’ultimo fece un
incredibile testacoda, facendosi sopravanzare di un solo
secondo da Benazzo che a sua volta aveva rallentato per
favorire il quasi compaesano pilota della Fiat.
Fu una situazione incredibile, Folco vinse il campionato per
un solo secondo nonostante il gioco di squadra di ben due
piloti.
In realtà non capii mai perchè ci fu quel testacoda malefico,
ma credo che nei sogni del pilota Astigiano questo si
ripresenti puntualmente nelle buie notti in cui si rivedono
certi fantasmi..
La gara terminava con le due salite consecutive al Sestriere,
nelle quali feci lo stesso identico tempo, 5,09 dando come
sempre il massimo, dalla classifica finale togliendo sei
minuti (erano sicuramente di più) sarei terminato tra il 4° e
il 5° assoluto davanti a Verini mio ex capo con la mia ex
vettura, sarebbe stata una bella soddisfazione.
Vinsi
comunque tutte le prove speciali, tranne quella in cui il filo
mi fece perdere i sei-sette minuti, persi il rally, ma fu una
gara in cui feci dei bellissimi tempi.
Alla premiazione il mio compagno di squadra mi disse molto
convinto, che la mia macchina aveva quattro cavalli più della
sua, facendomi schiantare dalle risate e alludendo al pesante
distacco subito…
“Hai ragione ” gli dissi “Però… nonostante questo sei andato
molto forte… mi hai dato quasi quattro minuti” e scoppiammo a
ridere…tra gli sguardi non più angosciati di Micci e Sghedoni
liberati dall’incubo a cui stavano per soccombere.
Fu
l’ultima gara del 1985 una stagione in cui vidi il traguardo
solo in quel rally e attardato di parecchio.
Dopo alcuni giorni mi chiamò Micci, dicendomi che per il
prossimo anno, avevano deciso di far preparare la macchina a
Repetto, una macchina completamente nuova, escludendo così gli
inglesi che si erano manifestati degli incapaci (finalmente!),
la macchina sarebbe stata molto simile al gruppo N con solo
freni e cambio del gruppo A, questo avrebbe permesso di avere
molta più affidabilità. “Nel frattempo” mi disse “Dovrai
andare a ChiesaValmalenco ad una selezione per la squadra
femminile che verrà fatta usando le Fiesta, poi sarai a
Cortina tre giorni per la presentazione della Scorpio 4x4, poi
una settimana a Livigno per la selezione finale della squadra
femminile e poi la presentazione ufficiale della squadra a
Firenze a Villa Cristina, dove conoscerai anche il tuo nuovo
navigatore, Enrico Riccardi….. il navigatore di Porcellana”…
“Ma io mi trovo benissimo con Peruzzi…. perché dovrei mai
cambiare? ”
Non ebbi mai risposta…
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