Nairobi ci aspettava immersa nella quiete notturna mentre il
grosso aereo toccava dolcemente la pista in cemento
probabilmente fatta ancora durante la dominazione inglese. Gli
inglesi da queste parti hanno lasciato molte abitudini tra le
quali quella più demenziale per noi, cioè quella di marciare a
sinistra.
All’uscita dell’aeroporto nessuno ad attenderci, una delusione
enorme e soprattutto un imbarazzo misto a preoccupazione.
Nemmeno traccia di un taxi e dietro il bancone della Europcar
due bei negroni ci invitavano con larghe gesta a noleggiare
una jeep. Fortunatamente un meccanico tedesco visto la tragica
situazione ci offrì un passaggio fino all’hotel Serena.
Piero Liatti e Carlo Cassina ci aspettavano a colazione alle
otto, subito allo shakedown e poi a ritirare il muletto per
iniziare la ricognizione delle prime prove che loro avrebbero
effettuato il mattino seguente.
Ci misi un po’ di tempo per capire tutti gli interruttori
della SEAT WRC, il pannello davanti a me sembrava il pannello
comandi del Boeing 747 e le spiegazioni dei meccanici si
svolgevano su di un foglio che avevo poi prudentemente
infilato sul roll bar sopra la mia testa. “Via… dai che
andiamo” Davanti a me Toni Gardemaister e Voitto Silander
disinvoltamente manovravano per uscire dal workshop mentre io
cercavo di lasciare la cortissima frizione senza far spegnere
il motore della bellissima (esteticamente) vettura spagnola.
Alla prima rotonda ovviamente la vettura si spense in mezzo al
caos del traffico di Nairobi.
Giù interruttori, su interruttori e finalmente il motore si
riavvia tra i clacson impertinenti delle vetture che mi
seguivano e che non accettavano il mio enpasse. “Porca miseria
che razza di casino a guidare sto affare” Brontolavo mentre il
fido Peruzzi rideva a crepapelle. “Guarda che ci sei su anche
tu se andiamo sotto un camion” Finalmente tra stenti
enormi ci portiamo alla partenza della prova speciale dove
Toni e Voitto ci aspettavano impazientemente. “Lo lascio
andare avanti un minuto per la polvere e poi partiamo”
Il caldo era già insopportabile e il pavimento della WRC
lanciava verso i nostri corpi un aria bollente che ricordava
una sauna, quando partii deciso verso la prima speciale. La
macchina cabrata (più alta davanti, classico per terreni
particolarmente brutti) dava un marcato senso di sottosterzo e
necessitava di una guida molto precisa, ma la sensazione nel
guidarla era fantastica, più si mettevano le marce e più era
bello portarla in giro.
Il ritmo altissimo per uno che non guidava da dieci anni mi
seccava la gola e le gocce di sudore si infilavano negli
occhiali da sole, come se qualcuno mi avesse versato un
bicchiere d’acqua in testa. Iniziavo a sentire la fatica, ma
non volevo perdere distanza da Gardemaister, solo per
dimostrare a me stesso che gli anni anche se passano non
segnano il carattere. Ad un certo momento non ne potevo più.
“Mauro quanto manca alla fine della prova” Urlai tra i
sobbalzi che facevano ondeggiare la Cordoba obbligandomi ad
agitare le braccia tra il ghiaione e i pietroni.
“Mancano…….mancano ancora 112 km. circa” “Cooooossaaaaaaa….”
“Che ne dici se rallento un po’” dissi avvilito “Non ce la
faccio a tenere questo ritmo” Mi resi mestamente conto che la
mia forma fisica non era tra le migliori e cercai un passo che
mi permettesse di non morire durante i tre giorni in cui
dovevo stare in quella macchina. A fine prova Toni si era
dileguato avvisandomi per radio che ci vedevamo all’assistenza
e se non avevo problemi lui continuava per la seconda.
Ci fermammo e scendemmo frastornati, mentre una decina di
ragazzini spuntavano dal nulla chiedendoci acqua. “Da dove
sbucano questi qui, non c’è anima viva nel raggio di
chilometri” Praticamente nudi, scalzi e con delle
bottiglie vuote in mano ci guardavano facendoci cenno di
volere dell’acqua. Con le nostre bottiglie riempimmo tutte
quelle che potevamo e appena queste erano piene i piccoli
sparivano nella vegetazione da dove erano venuti.
“Io non entrerei nemmeno con lo scafandro lì in mezzo e loro
ci entrano scalzi e seminudi….” “Dai andiamo abbiamo appena 80
km. di trasferimento e poi la seconda prova…. Questa volta è
corta, solo 97 km.” Rientrai nel forno giallo e accesi i
numerosi interruttori aiutandomi con il foglio che avevo sopra
la testa e via per la savana.
La savana è una cosa impressionante, una pianura infinita
senza limiti che si percorre a velocità altissime, ogni tanto
un Masai ci guardava passare appoggiato al suo bastone mentre
le poche pecore o vacche stavano pigramente pascolando l’erba
giallastra, poi zebre, giraffe antilopi ci attraversavano la
strada provocando sussulti al ritmo cardiaco già alto per
l’elevata temperatura. Un negro vestito di bianco su una
bicicletta pedalava pigramente nello sterrato infinito. “Ma
dove cavolo va sto qua, quanto manca al prossimo paese ?”
“Ci sono due paesi distanti tra loro 70 km. qui siamo in
mezzo” Loro non hanno fretta partono e quando arrivano
(se arrivano) arrivano. “Secondo me stanotte i leoni hanno da
fare”
Tornammo in hotel che era già buio. Tutti ci aspettavano per
andare a mangiare al ristorante e la cena fu indimenticabile,
un enorme focolare rotondo con attorno almeno 20 persone che
grigliavano tutto quello che si muove nella savana, dal
coccodrillo al bufalo e forse qualche Masai in bicicletta. Un
piatto di legno… non si ordina, ogni tanto passa uno statuario
Masai e dice “bufalo” tu fai cenno di si e lui ne taglia una
grossa fetta, poi dopo alcuni minuti ne arriva un altro
“zebra” e via anche la zebra. Alla fine hai a disposizione una
bandiera bianca da issare davanti al tuo posto e allora il
Masai tira dritto, hai finito paghi e te ne vai.
Vicino a me Vincente Aguillera numero uno della SEAT Sport mi
faceva mille domande sull’ attività della scuola. “Quale
pilota del mondiale ti piace di più” “Non c’è dubbio che Tommi
è quello che guida meglio di tutti” Dissi senza ombra di
esitazione. “Hai ragione…. È quello che raddrizza prima le
ruote” Fui entusiasta di trovare qualcuno che la pensava come
me.
La sveglia interruppe i miei sogni ad un orario a dir poco
demenziale le 3,45 del mattino. Alle 4 e 15 eravamo già in
strada nella buia notte tropicale. Dappertutto occhi
luminescenti ci guardavano e devo dire che si prova un certo
timore attraversare quei posti sentendosi osservati da ogni
tipo di animale. “Mauro se incrociamo qualcuno, gridami
SINISTRA perché qui è facile fare una frittata essendo
abituati a scansarci dall’altra parte, mi è già successo in
Nuova Zelanda dove andavo a 30 all’ora e ho centrato
un’ambulanza, qui a 200 all’ora non so cosa resti di noi”
Praticamente il nostro compito era quello di controllare
minuziosamente il percorso, soprattutto i tratti in cui la
strada manca completamente perché è stata spazzata da qualche
pioggia tropicale, si piomba improvvisamente in una trincea a
200 all’ora. Ricordo un 600 stop buco zero 1.000.
Mauro schiacciava il trip e io tenevo giù ascoltando il suo
conto alla rovescia “500-400-300-200-100 ECCOLO” Inchiodata
spaziale e ….. “Ma dove cazzo è la strada…” La
strada non c’era più e c’era una specie di precipizio di 6-7
metri di profondità e non si capiva assolutamente dove
passare…
Scesi dalla macchina e solo allora vidi una specie di tratturo
sulla destra che scendeva con una pendenza da fuoristrada,
misi la prima e scesi, in fondo al torrente bisognava
attraversare e tornare su con una pari pendenza ma dal lato
opposto. Quando arrivai in cima, non dopo aver preso una bella
rincorsa la macchina si impennò e ricadde pesantemente sulla
strada dritta. “Molta attenzione giù a destra e su a
sinistra” fu la correzione della nota.
Freddy Loix tentò di saltare tutto
o non capì bene la nota o chissà cosa e si piantò dalla parte
opposta disintegrando la Mitsubishi. Quando ripassammo il
giorno dopo c’erano ancora pezzi di colore rosso conficcati
nell’altra parte della trincea, una botta da paura che gli
costò l’assenza ad alcune gare nelle quali venne sostituito da
un giovane spilungone di nome Marcus Gronholm che appena
inforcata la rossa vettura si prese il lusso di mettere dietro
nientemeno che sua eccellenza Tommi Makinen.
Brutte notizie dalle prime prove, a Piero scoppiarono due
cerchi posteriori e anche Rovampera ebbe lo stesso problema.
In effetti la vettura dietro andava spesso a tampone
scaricando tutte le forze sugli ammortizzatori che finivano
col piegarsi, a quel punto la forza residua finiva nel cerchio
facendolo esplodere letteralmente.
Colin McRae arrivò al parco con 3
gomme bucate e tenute insieme dalla mousse antiforatura ma era
in testa.
Mauro si avvicinò furtivamente ad una scolaresca che stava
osservando le vetture entrare nel parco. “Che fai vuoi
portarti a casa un negretto? Sarai mica diventato pedofilo per
caso ” “No prima di partire ho litigato con la ditta per la
quale sono rappresentante, fabbricano penne. Ora ho un
campionario di 6.000 penne da regalare ai bimbi.” Disse con
orgoglio. Fu una scena incredibile, nessuno guardò più
il rally erano tutti addosso a lui che si agitava per cercare
di non lasciare fuori nessuno dalla opulenta donazione.
L’alba nella savana è uno spettacolo che merita di essere
visto nella vita, sembrava di essere in un film della Disney
quando uscimmo dalla prova speciale uscimmo in senso contrario
tirando come dei matti per arrivare prima che entrasse Colin
con la Focus primo a partire. “Quanto manca….” “Cinque minuti
e sei km.”
Fu una corsa contro il tempo e appena ci presentammo davanti
alla partenza mezzi di traverso Colin stava per prendere il
via. Ricordo ancora gli occhi di Nicky Grist che ci fissava
con stupore. “Devi entrare nella prova per 15 km e darmi la
situazione di quel tratto, perché scava molto, poi ritorni a
inizio prova e ti infili in quella dopo” “Ma Carlo…. Se
mi becco Colin nei fanali che figura facciamo?”
”La strada non è chiusa al traffico e ogni macchina ha
l’elicottero sopra che avvisa di eventuali pericoli” Mi
rispose con al sua educatissima calma. Non è che si sta
tranquilli pensando che da una curva all’altra può sbucarti
Colin McRae contromano in prova speciale, ma riuscimmo a non
combinare dei casini con un tempismo unico.
La sera prima avevamo cenato in albergo e nonostante le mille
precauzioni qualcosa ci aveva fatto male. Mi infilai in una
serie di cespugli sbattendo forte i piedi per cercare di far
fuggire eventuali abitanti non graditi e quando uscii pensai
che forse ora erano gli animali a fuggire da quella zona,
pensai addirittura di ricevere una petizione da parte di
qualche associazione ambientalistica per aver rovinato quella
parte di savana.
Anche Mauro poco dopo rovinò un tratto di savana, chissà cosa
avevamo mangiato e nonostante ci lavassimo i denti con l’acqua
minerale tutti furono colpiti da dissenterie pazzesche.
Comunque continuammo il nostro lavoro con la massima cura.
“Molta attenzione guado secco stai in rotaia” si trattava di
passare un fiume in secca lungo circa 500 metri dentro al
quale la sabbia fine era come i tentacoli di un polipo pronti
a catturarti e a impantanarti. Iniziai il guado in
quinta e finii in prima dalla fatica che la vettura faceva ad
avanzare in quelle sabbie mobili.
“Pensa un po’ se piove e se questo si riempie d’acqua” mi
tornarono in mente i racconti di Munari quando il Safari era
di 5-6.000 km. giorno e notte con piogge torrenziali che
gonfiavano improvvisamente quei torrenti facendoli diventare
dei mostri marini, le vetture erano a due ruote motrici,
magari a trazione posteriore…. Pazzesco.
Passavamo dei villaggi dove il tempo si era fermato, o forse
non aveva mai iniziato a scorrere, capanne di paglia e fango
con gente seminuda ignara di cosa stesse provocando tutto quel
traffico e che scappava al rumore del nostro BANG che
scoppiettava come fosse la festa del patrono. Più avanti
attraversavamo un bosco in sesta piena quando d’improvviso
comparve davanti a noi una Land Rover verdone “SINISTRA” urlò
Mauro mentre il fuoristrada scompariva dietro a noi. “Fiuuuuu
che spavento! ” “Cavolo se in vita mia avessi preso 50 Lire a
spavento sarei miliardario”
Il Safari era questo, traffico aperto, animali dappertutto
villaggi passati a razzo in mezzo a bambini che giocavano, in
effetti non era più fattibile in sicurezza ed è stato
purtroppo eliminato. Una delle prove tremende di quella
giornata interminabile aveva come teatro una strada che
chiamarla strada era un ottimismo senza precedenti. Pietre
grosse come palloni da calcio conficcate nel terreno facevano
tenere una media di 20-30 km/h a meno che non si usasse il
trucco del galleggiamento, cioè spararsi dentro a tutta
rimbalzando da un sasso all’altro.
Feci 40 km in quella condizione prendendo dei colpi che
pensavo aprissero la macchina in due, poi la strada
“migliorava” diventando una specie di torrente in secca nel
quale si viaggiava a zig-zag evitando delle crepe nel terreno
che portavano nelle viscere della terra. Era solo 80 km. ma
alla fine ero frastornato. Toni Gardemaister si stava
allenando per l’anno venturo e passò gran parte del tempo
all’assistenza a riparare praticamente tutto perché la sua
macchina si demolì perdendo pezzi per strada. Finita la prova
ci fermammo a distribuire penne in un villaggio preistorico e
con nostro stupore nessuno conosceva l’utilizzo della penna a
sfera, qualcuno la masticava, qualcuno la smontava…
Passammo anche l’equatore, segnalato da un grande cartello e
da due baracchini che vendevano souvenir. Poi entrammo in una
prova molto lunga e guidata di 165 km. mi divertii un mondo a
fare traversi su uno stradone largo e guidato e poi d’un
tratto un bel guado profondo. “Quanto sarà profondo
secondo te” “Mezzo metro non credo di più ma vacci
dentro deciso se no restiamo dentro”
Staccai le ventole e mi buttai dentro in seconda, non vidi più
nulla e una putrida acqua mi entrò dalla presa d’aria che
avevo dimenticato di chiudere, in un attimo ero completamente
lavato di quel putridume che mi entrò anche in bocca.
“Porca miseria che schifo, minimo prendiamo il colera”
Ma dovevo tenere giù per passare tutto il guado che era lungo
una cinquantina di metri.
“Speriamo di non fermarci qui in mezzo se no addio” L’acqua
arrivava a metà portiera e iniziava ad allagare il pavimento.
“Via via muoviti che entra dappertutto”
La macchina slittava nonostante avessi bloccato i
differenziali, misi giù tutto e finalmente sbucammo dall’altra
parte. “Che cavolo… siamo capitati a bere la merda dei
Masai, adesso si che siamo a posto”
Dopo una decina di chilometri piombammo a tutta velocità in
una specie di guado di sabbia e questa entrò sempre dalla
presa d’aria rendendoci tutti e due color del deserto.
Quando arrivammo all’assistenza i meccanici ci guardarono
spaventati. “Que ha pasado Vitorio?”
La cosa che mi incuriosiva di più mentre guardavo fuori nel
trasferimento erano alcune baracche tipo quelle in cui i
carpentieri stivano gli attrezzi, la sola differenza era che
su queste c’era scritto HOTEL….
“Ma mi vuoi dire che dormono la dentro?” “Di notte saranno due
o tre sotto zero e di giorno vanno a più 50 magari si fanno
anche pagare per quell’alloggio” Il resto un paesaggio
di povertà e di sporcizia gettata ovunque.
Il mattino seguente di nuovo in piedi ad un’ora indecente e
via subito con la macchina che ormai mi stava scomoda, avevo
male dappertutto la schiena a pezzi fracassata dallo
sconquasso del giorno precedente in cui in certi tratti
risultava perfino difficile tenere i piedi sui pedali.
Toni e Voitto erano usciti alle 2 con un coraggio senza
precedenti e senza pensare che l’autonomia della macchina era
di due ore, quindi alle 4 erano fermi….
“Non li capisco i finlandesi, rischiano di farsi mangiare dai
leoni per poi stare fermi tre ore ad aspettare la benzina….
Mah” Entrammo in una specie di casello autostradale
diroccato fatto ancora 20-25 anni fa e lasciato tale e quale,
era un’autostrada con tanto di spartitraffico nella corsia
opposta. Mi lanciai ad una buona velocità e allentai un po’ le
cinture che iniziavano a segnarmi la pelle.
Dopo una decina di minuti nella solitudine più assoluta mentre
ero assorto nei miei pensieri un boato mi risvegliò facendomi
sobbalzare sul sedile. L’autostrada aveva un pezzo che era
franato chissà quanti anni fa e la strada diventava
improvvisamente uno sterrato accidentato sul quale piombai a
150 km/h. “Ci lamentiamo poi delle nostre strade, guarda qua
che razza di casino, pensa se uno ci va dentro con la macchina
di serie, minimo si ammazza”
Il Kenya è così imprevedibile e misterioso come la faccia dei
Masai avvolti nei loro variopinti mantelli che ti guardano e
fuggono appena provi a fotografarli o ad avvicinarli. “Pensano
che gli rubi l’anima se li fotografi” “Oppure magari…
con qualche sterlina si convincono, mi sa che sono furbi
invece”
Mi fermai a fotografare una bellissima donna avvolta da un
vestito giallo variopinto che si voltò indispettita mentre
dall’altra parte un altro Masai mi correva incontro agitando
un bastone, non fui mai così veloce ad avviare la macchina e
codardamente a fuggire.
La gara volgeva al termine e sulla penultima prova Piero ruppe
il motore lasciando un quarto posto che poteva essere un
successo enorme viste le cinque forature. Noi
parcheggiammo la WRC nel service park con una certa gioia
viste le condizioni pietose in cui ci aveva ridotto. Salimmo
assieme ai due piloti sul fuoristrada e rientrammo a Nairobi
scherzando sulla mia esperienza in questa bellissima gara.
Ho avuto in questo modo la fortuna di riuscire a vedere anche
il Safari, prima che questa gara fosse cancellata per sempre
dalla faccia della terra. Una gara che avevo spesso sentito
raccontare davanti ad un buon bicchiere di vino e un fuoco che
crepitava da parte di una persona che fece del Safari una sua
sfida personale, per molti versi fu il mio maestro e la mia
guida durante quasi tutta la mia carriera. Sandro Munari.
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