Quella volta fu davvero
drammatica, non riuscimmo nemmeno a partire e ogni volta che
resto più di cinque minuti con Mauro il discorso finisce
sempre nel “Ti ricordi quella volta in Sardegna?”
Alcuni mesi dopo nei pressi della rotonda di Piancavallo
saltavo al suo collo appena dopo aver provato la macchina.
“Grazie Mauro è fantastica
vedrai che gara ti faccio ora” Aveva montato delle nuove
sospensioni con delle molle progressive a passo variabile che
erano una favola, la macchina girava da sola e di fianco a me
l’inseparabile Loris Roggia rideva sotto i baffi vedendo il
mio entusiasmo.
Ormai il problema delle guarnizioni che ci aveva torturato
durante tutta la prima metà della stagione era risolto e la
vettura era anche facilissima da guidare.
Per un pilota sentire la macchina è tutto, e quella volta la
sentivo come fosse un guanto di seta sulla mano.
Un grigissimo pomeriggio ci
salutava mentre lasciavano il palco partenza e una nebbiolina
umida ristagnava in tutta l’area, facendo sembrare quel primo
week end di settembre la festa di ognissanti. Partivamo col
numero 12 e alla prima assistenza arrischiammo montare gli
slick nonostante il fondo davvero scivoloso.
“Esce il sole tra poco ” Dicevo guardando un nuvolone molto
più nero degli altri.
“Dobbiamo pur rischiare qualcosa, visto che gli altri vanno in
intermedi ”
Ad una delle prime frenate le ruote davanti bloccarono di
colpo puntando dritto nel bosco. Un colpo di freno a mano,
un’imprecazione molto colorita e ci girammo nel senso
contrario. In quel tratto la strada era molto stretta e fui
costretto a fare alcune centinaia di metri in retromarcia,
prima di trovare una piazzola per potermi girare e quindi
rimettermi nella giusta direzione, ero agitatissimo quando
terminammo la prova con una ventina di secondi di ritardo dai
nostri avversari, “Mettiamo gli intermedi per carità, se no
qui la tiro nel muro senza ombra di dubbio”
Ma gioco del destino, dopo
aver messo gli intermedi esce il sole e la strada torna
asciutta in un baleno, complice anche un venticello che
spirava scompigliando le cime degli alberi. Dopo pochi
chilometri le gomme escono di temperatura e la macchina va
dappertutto. “Guida liscio se no si disfano…” Urlò Loris tra
una nota e l’altra. Ma non era molto facile, la macchina era
inguidabile e il distacco da coloro che avevano messo gli
slick aumentava.
“Rimettiamo gli slick” Dico
perdendo la pazienza, e così devono aver pensato anche gli
altri che ripartono tutti in slick imprecando alla volta del
tempo. Allora gli slick erano completamente lisci, senza
nessun intaglio e quando pioveva era davvero un’impresa non
perdere il controllo della vettura nelle pozzanghere e nei
numerosi rigagnoli che costellavano le prove. “Almeno adesso
andiamo tutti uguali”
Una nebbiolina sinistra si
alzava dalle montagne mentre il buio stava avvolgendo le valli
sature d’ umidità, mentre mi avvicinavo al paese di Caprizi
per la bellissima quanto famosa prova del Rest. L’enorme
montagna ci guardava dall’alto come un gigante in attesa della
sfida che noi piccoli moscolini rumorosi gli stavamo portando.
Sul vetro grossi goccioloni d’acqua che rimbalzavano sulla
strada creando un effetto sfocato.
“Toh che piove di nuovo e abbiamo ancora gli slick” dicevo tra
il rassegnato e l’indignato.
“Non dobbiamo farli raffreddare fermati qua e poi ripartiamo
all’ultimo” disse Loris con il suo solito colpo di genio. “Ti
dico io quando ripartire”
Il primo chilometro fu
piuttosto tragico, la macchina scartava a destra e a sinistra
come fosse impazzita mentre cercavo di zigzagare nella
tempesta che aumentava d’intensità. “Entra nella zona di
controllo svelto, siamo nel nostro minuto” Era in effetti un
bell’azzardo con i cronometri che c’erano allora,
sincronizzati con approssimazione, ma la sua sicurezza non
lasciava dubbi.
Quando la mano del commissario addetto alla partenza si
ritrasse lasciai dolcemente la frizione senza far slittare
troppo le gomme e nel lungo rettilineo feci ancora alcune
serpentine per cercare di riscaldarle ancora quel poco che mi
era consentito prima di iniziare la terribile salita. Era
praticamente buio e la luce dei fari vibrava illuminando le
grosse gocce di pioggia e la sottile nebbia che aumentava con
l’aumentare della quota.
Fui sorpreso dopo alcuni
chilometri nel sentire che nonostante gli slick la macchina
rispondeva abbastanza bene, solo dove l’acqua aumentava dovevo
fare più attenzione e ogni tanto il cuore andava a mille,
quando la vettura prendeva direzioni poco rassicuranti, ogni
tanto della terra franata sporcava la carreggiata e un paio di
volte fui costretto ad attaccarmi al freno a mano per non
schiantarmi. Finalmente il cartello rosso con la bandiera a
scacchi. “Bravo bocia sei stato grande” mi disse Loris tra il
fine prova e il controllo stop, la prova era volata non me ne
ero nemmeno accorto. Terzo tempo assoluto, Cerrato, Capone con
la 037 ufficiale e noi con la Visa 1.4, mica male…
“Continuiamo ad attaccare dobbiamo recuperare quello che
abbiamo perso” Insisteva Loris senza mai agitarsi.
Davanti a noi in classifica
al 3° posto assoluto la Ferrari 308 4 valvole di Menes, un
gentleman che ci rifilava quasi un minuto ad ogni passaggio
della Aviano Piancavallo nella quale i 140 (forse meno)
cavalli della povera Visa erano in netto disagio rispetto ai
300 della Ferrari, nonostante questo, costui non ci
sopravanzava di molto e la speranza di prenderlo era sempre
accesa dentro di noi. Esagerai un po’ su una destra lunga
accecando un fanale contro un rail. Mi presi un grosso
spavento pensando al peggio e invece toccai appena e fu
sufficiente una retromarcia per rimetterci in corsa.
La pipa fumante di Verini mi
guardava, mentre sudatissimo scendevo all’ultima assistenza
prima della fine prima tappa. “Com’è successo?” “Ma… nulla
sono arrivato lungo e ho sfiorato un rail” Una battuta come
sempre ermetica quasi a perdonarmi e a mettermi nello stesso
tempo in guardia da altri errori.
“Come va la macchina ?”
“Perfetta, mai avuto un assetto così bello, non toccare nulla”
“La mettiamo da terra per domani” Guardavo di fronte a me
Menes che entrava nel camper, anche lui sudatissimo e fumante
riflesso dalla luce dei riflettori contro il buio della notte
Pordenonese. “Cazzo Loris… Vuoi che non riusciamo a prendere
uno con quella faccia, guarda sta tirando alla morte anche lui
?” “Tu non vai a prendere nessuno” disse Verini spuntando dal
nulla. “Abbiamo bisogno del risultato se vuoi che corriamo
anche il prossimo anno”
Loris rideva perché sapeva che tanto avevo già deciso di
prenderlo e nessuno mi avrebbe tolto l’idea dalla testa.
Dietro a noi Raineri e Bentivogli erano la scusa per tirare,
non troppo lontani ma neanche troppo vicini. “Va bene vedremo
che non ci prendano gli altri, almeno” Dissi diplomaticamente.
Rimpiango sempre le notti tranquille di quei tempi. Pur sotto
tensione e con gli orari allucinanti io dormivo sempre come un
orologio e il mattino cinque minuti prima della sveglia mi
allertavo, rilassato come se dovessi andare in ufficio. Ora
invece, che in ufficio ci vado davvero, mi sveglio tre ore
prima della sveglia…
Ripartimmo per la seconda tappa il mattino seguente alle 7. Il
tempo si era rimesso e una gialla alba spuntava da dietro le
enormi montagne, mentre ciuffi di nuvole s’ impigliavano qua e
là a ricordare il diluvio del giorno precedente.
Cerrato lasciava la pedana
per primo con l’Opel manta di Conrero bianca gialla e blu,
subito dopo Capone, con la Lancia 037 Totip del Jolly, poi
Menes e la Ferrari, bellissima forse la più bella macchina da
rally mai costruita e subito dietro noi con la Visa che
rispetto alle vetture precedenti era orrenda, la chiamavano di
tutto, lavatrice, ferro da stiro, 600 multipla, ma con quella
vettura riuscivo a fare cose incredibili. Dietro a noi,
Bentivogli, Raineri, del Zoppo, poi Zenere con l’Ascona 400, i
due Fabbri, Pregliasco, Pasutti e via via molti altri che
comunque erano piloti quotatissimi a quei tempi
“Gli abbiamo dato sette secondi…” Diceva Loris mentre mi
toglievo il casco.
“Non so se ce la faremo a prenderlo con questo arnese”
“E Bentivogli quanto ha fatto ?” “Aspettiamo che arrivi, parte
dietro!”
Ogni tanto in gara si perde
completamente la dimensione di tutto, dimenticando anche le
cose più elementari, come l’ordine di partenza. Bruno arrivò
come un turbine inseguito da una sassaiola infernale e dal
bellissimo rumore del motore Alfa Romeo tirato al massimo.
“Cazzo ci ha dato 4 secondi…” “Aspettiamo anche Raineri
e vediamo” dicevo mentre il simpaticissimo Bruno mi guardava
attraverso la fessura del casco integrale chiedendomi a gesti
se tutto era a posto.
Poco dopo arrivò anche
Raineri con la Ritmo gr.A del Jolly colorata Totip. “Gli
abbiamo dato sette, via andiamo…Bravo!”
Intanto enormi nuvolosi neri si accatastavano sopra il Pian
del Consiglio, una prova terribile che non aveva nulla da
invidiare le terribili pietraie greche, lì era prevista una
selezione importante e si sarebbe disputata dopo qualche ora
proprio quando il temporale si sarebbe scatenato.
Intanto continuavamo la nostra lotta e da inseguitori della
Ferrari eravamo diventati inseguiti da Bentivogli. I distacchi
che ci davamo erano sempre nell’ordine dei 10-12 secondi a
vantaggio ora dell’uno ora dell’altro.
Raineri aveva mollato e non era più un problema per noi, ma il
buon Bruno era un mastino attaccato al nostro paraurti.
Avevamo sempre un minuto abbondante da difendere, ma lui è
sempre stato un grande campione di intelligenza e di tenacia e
i moltissimi campionati Italiani vinti ne danno conferma.
Alla partenza della prova di
Mezzomonte si scatenò il diluvio universale. Gocce di pioggia
accompagnata a grandine picchiavano così forte che diventava
quasi impossibile sentire il rumore della macchina. La gente
numerosissima fuggiva ovunque, mentre un quasi imperterrito
cronometrista infagottato in un impermeabile ci dava il via.
“Ma come facciamo ad andare avanti in questa maniera?” Urlavo
mentre ero più occupato ad evitare la gente che non a
contenere il distacco da quello dietro. “Ci prende se
vai così…” Urlò Loris.
“Cazzo… prendi qua e guida tu allora… Vuoi che ne uccida due o
trecento?”
La tensione era al limite, avevo sinceramente molta paura
perché gli spettatori erano completamente impazziti, e ce
n’erano veramente tanti, tanti e tanti.
“Ci ha dato 20 secondi, testone e in sette chilometri anche…”
La tempesta non accennava a cessare e il buio ormai si era
impadronito di tutto, nonostante l’ora non fosse così tarda.
“Ora entriamo nel Cansiglio qui si gioca la gara , non fare il
cretino” Fu l’ammonimento che ricevetti prima di affrontare la
terribile pietraia.
Tre-Due-Uno… Via. Non
si vedeva nulla e il povero tergicristallo inseguiva le gocce
di pioggia come un mulino a vento cerca di scacciare i
moscerini, lampi illuminavano la buia notte in mezzo alle
montagne sperdute. Mi saliva l’angoscia, qui non si
tratta di fare il tempo ma di cercare di sopravvivere il tanto
che basta per finire la prova. Il sudore scendeva lungo la
fronte e lo sguardo cadeva sempre nello specchietto per vedere
in quanto tempo Bentivogli mi avrebbe preso, non si andava
avanti!
La cosa che mi preoccupava di più era di fermarmi in mezzo a
quell’incubo, ritirarsi lì sarebbe stato tremendo e la cosa mi
spaventava, pregavo la povera Visa di sopravvivere ancora un
po’ almeno fino a che fossimo arrivati in una zona più
accogliente. Fu eterna, non so quanto tempo durò ma quando
vidi il cartello giallo con la bandiera a scacchi fui felice.
“Non ti pare di essere andato
troppo piano?” Fu il caustico commento. “Ma tu vedevi dove
andavamo?” “No”
“E allora che pretendi che lo vedessi io?” “Intanto non
ci ha preso, vuol dire che neanche lui ha fatto miracoli”
Riscendemmo verso la pianura,
mentre la tempesta iniziava a scemare. Era un disastro, alberi
divelti, rocce franate, terra dappertutto, aveva picchiato
duro la bufera. “Che culo, non abbiamo nemmeno bagnato una
candela” esclamavo scaramanticamente solo alla vista del
furgone dell’assistenza che ci aspettava in centro ad un
paesino.
Loris scese e si mise in mezzo alla strada ad aspettare
Bentivogli. “Quanto avete fatto?” Silenzio di tomba,
mentre guardavo ansioso la scena. “Ci ha dato 8 secondi” Disse
raggiante venendo verso di me.
“Ha anche detto che rinuncia a prenderci avendo vinto il
Gruppo A per cui possiamo tirare i remi in barca per le altre
tre prove, anche lui ha visto che non ce la farà”
Tirai due pugni per aria come
a scacciare la malasorte sempre generosa nei mie confronti e
abbracciai Loris. “Cazzo che gara che abbiamo fatto, grazie a
tutti ” Gridavo mentre sul cofano tentavo di stappare una
bottiglia che tanto per guastare un po’ la cerimonia non
cedeva alle mie pressioni. “La porto a casa così e la bevo lo
stesso” Urlavo felice.
Fu una gara memorabile,
quarti assoluti e ovviamente primi di classe, se di classe si
poteva parlare. Quasi cinque ore di prove speciali, una
lotteria con le gomme, l’inferno passato due volte, una lotta
all’ultimo sangue, prima con quelli davanti e poi con quelli
dietro e la consapevolezza che quando la macchina teneva non
ce n’era per nessuno…
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