Mamme restaurate più agitate
delle figlie, padri severissimi piazzati a sorvegliare ogni
mossa della loro cocca, fidanzati gelosissimi appiccicati alle
proprie donne come mastini inferociti, tutti quanti
camminavano nervosamente avanti e indietro cercando di scovare
gli esaminatori di quell’incredibile concorso ideato e
realizzato dal vulcanico Maurizio Rossi con l’appoggio della
Parmalat e della Ford-Italiana.
Faticai non poco ad uscire
incolume da quella baraonda serale assieme al grande amico
Stefano Fabbri con il quale dividevamo puntualmente tutte le
bettole in cui si servivano alcolici. Eravamo letteralmente
inseguiti da stormi di ragazze che urlavano il nostro nome,
quasi come fossimo dei celebri cantanti rock, mai vista una
cosa del genere, costoro ci mettevano non poco in imbarazzo,
noi abituati al solitario rombo dei motori, alla
concentrazione nell’abitacolo e alla poca celebrità che il
mondo dei motori avaramente ci dava, eravamo a dir poco
frastornati da tutto quel movimento.
“Stefano quanto ben di Dio” esclamavo lusingato. “Mah… qui con
troppa grazia, vedrai che non si becca nulla” Diceva
saggiamente il romagnolo guardandosi intorno.
Il giorno dopo la selezione
fu tremenda, una gimkana in un piazzale dalla quale mi
sottrassi con grande abilità facendo solo l’esaminatore
esterno per otto ore in cima ad un muretto a guardare le
prodezze delle candidate, l’amico Stefano invece dall’interno
delle vetture sbandierava ad ogni passaggio una enorme croce
rossa trovata in un road book abbandonato all’interno di una
vettura, era letteralmente terrorizzato dalla funambolica
guida delle presunte Michele Mouton che con la massima
disinvoltura distrussero ben quattro Fiesta in un piazzale
dove era impossibile uscire di strada o comunque creare alcun
danno.
Dopo la prova pratica, le
ragazze dovettero sottoporsi ad una commissione che valutava
il grado d’intelligenza (spesso molto scarso) e c’era anche la
commissione estetica che valutava la presenza della persona,
il grado culturale eccetera… Peggio di un concorso
universitario o d’ammissione all’esercito nei corpi speciali.
Ovviamente i posti a disposizione erano pochissimi e le
escluse erano tutte decise a dare battaglia.
Si era creato una specie di ufficio reclami nel quale
accedevano le escluse incazzate accompagnate da relative mamme
urlanti che denunciavano l’assoluta parzialità e partigianeria
delle giurie nei confronti della loro povera cocca, colpevole
solo ad esempio di aver distrutto una sporca Fiesta con a
bordo un terrorizzato demente che urlava a pieni polmoni “Vai
Piano scemaaaaa….” .
Fu un manicomio!
Quando calò il buio ci mancò poco che il povero paesino fosse
messo a ferro e fuoco come nel ‘600 quando su quelle stesse
vallate scesero piuttosto incazzati i lanzichenecchi.
Maurizio Rossi si era dato saggiamente alla macchia ed erano
rimaste solo donne contro donne, le esaminatrici e le
reclamande, tutti gli uomini si erano volatilizzati, solo
qualche papà tentava di placare le ire funeste delle loro care
bambine e tentava di farle desistere dall’insano proposito di
graffiare e/o mordere la loro simile dietro al banco di quell’improvvisato
muro del pianto.
Alla fine dopo vertenze incredibili furono scelte quattordici
ragazze che un paio di mesi dopo, avrebbero dovuto partecipare
ad uno stage di una settimana a Livigno, dove solo alcuni
privilegiati insegnanti potevano assumersi l’onere di
accompagnare le pulzelle nella loro formazione tecnico
pratica…ecc.
Fu una grossa impresa far entrare Stefano in questa ristretta
rosa di privilegiati, ma vista la mia posizione di pilota
ufficiale Ford e con una spintarella data dall’amico Sghedoni
grande coordinatore dell’intero casino, la terna fu completa.
Prima di partire passai quasi mascherato davanti al famoso
ufficio e sulla porta trovai una graziosa ragazza con un
bellissimo sorriso.
“Tu sei Vittorio Caneva !” Disse con tono quasi stupito.
“Si, sto cercando di dileguarmi da questo inferno, volevo
salutare e partire prima che qualcuno mi incendi la macchina…”
Si mise a ridere divertita e mi raccontò in due parole cosa
stava accadendo là dentro.
Lei era un’esaminatrice della commissione estetica e in quel
momento era uscita per respirare, non potendone più degli
assillanti reclami in atto. Ci sbattemmo quasi addosso e
rimasi molto colpito dal fatto che mi avesse riconosciuto e mi
guardasse con due occhi stupendi.
Un mese e mezzo dopo sulla
strada per Livigno a bordo della crepitante Ford Sierra di Max
Sghedoni ridevamo come dei pazzi nell’escogitare scherzi e
casini per quella settimana di vacanza che resterà per sempre
indimenticabile.
“Dobbiamo vuotare gli estintori come abbiamo fatto all’Elba al
Fabricia” proponeva Sghed. mentre cercava di guidare la
vettura in mezzo al buio della notte. La prima sera fu
terrificante.
L’intera camera di
Folco-Zambelli finì nel cortile in mezzo ad un metro di neve e
alle due di notte viaggiavo in calzamaglia con l’aspirapolvere
legato sulla schiena e la musica di Ghost-Buster per i
corridoi del tranquillo alberghetto montano.
Il padrone mi sorprese proprio nel momento in cui Stefano, mio
fido scudiero ed ispiratore di molte nefandezze, aveva
collegato la spina alla corrente e l’orribile arnese aveva
iniziato ad urlare mentre la musica era aumentata di volume e
le ragazze si erano barricate in camera terrorizzate. “Ma che
state facendooooo, io vi sbatto fuori maleducati, questo è un
albergo non un manicomio!” Che dire…Avevo torto evidentemente…
Ero in calzamaglia nera con tee-shirt bianca, marchio Ford
grande come una casa e l’enorme aspirapolvere caricato sulla
schiena, non potevo dire che non centravo nulla, saltavo come
un grillo per i corridoi dell’albergo, non c’erano molti
argomenti da anteporre all’indemoniato proprietario
dell’hotel, infuriato come mai vidi nella mia pur movimentata
vita.
“Domani il signor Rossi mi sentirà” Diceva sbattendo malamente
la porta di una camera dietro la quale stava rannicchiato
proprio il povero Maurizio che tentava di sottrarsi alla furia
dell’albergatore.
L’ira fu terribile e il giorno seguente fummo invitati a
lasciare l’albergo, con tanto di valigie messe nella hall,
solo l’arguta diplomazia di Maurizio Rossi ci salvò dal
marciapiede e da una fine anticipata della bella avventura.
Ma due occhi iniziavano a
balenare nella mia mente: Nonostante avessi fatto il cretino
oltre misura da una camera erano usciti due occhi a guardare
la scena e poi si erano ritirati senza dire nulla. “Ma quella
…. è…. “ ma che importa, ragionare era un optional a quei
tempi in preda a fumi alcolici e a primordiali istinti
famelici. “Ma si è lei… vuoi vedere che è anche qui ?”
Si era lei, quella bellissima
creatura che 40 giorni prima avevo lasciato in quella bolgia e
che mi aveva detto semplicemente… “Spero di rivederti presto ”
Subito non ci avevo fatto caso, ma poi ci avevo ripensato.
Cavoli era davvero carina, un bel musetto un sorriso da
attrice, cavolo ma …. Mi batteva già il cuore.
Al mattino mi alzai ancora
stordito dalla serata movimentata, con il padrone dell’albergo
che mi guardava in cagnesco mentre ero costretto a rasentare i
muri per non incorrere nella sua ira, porca miseria, ma ci
sono due occhi nella mia mente… dove saranno adesso? Non feci
nemmeno in tempo a pensarci che al tavolo della colazione me
li trovai davanti come due fari spiattellati nella grigia
alba. “Ciao… Notte dura eh ?” “Beh sai… non riuscivo a
dormire… e…. ho scacciato i fantasmi, pensa ne era pieno
l’albergo” “Mi sembrava che di fantasmi non ce ne fossero
tanti, semmai c’erano litri d’alcool in giro…” Disse ridendo.
Accidenti pensai, ma questa ragazza è stupenda… è anche
sveglia, ha capito che ero ubriaco…che donna! Il ragionamento
non era ovviamente un granchè ma ne ero già tremendamente
attratto. Iniziai un pattugliamento tremendo, che durò un paio
di giorni, non la mollavo mai e lei era stupendamente dolce
con me. “Ecco che il mio amico Auaha si è innamorato” era il
commento di Stefano, Auaha era il nome storpiato di un
finlandese col quale avevamo avuto a che fare durante il
recentissimo Montecarlo.
“Ragazzi vedo solo due occhi,
non esiste altro nella mia vita, voglio morire baciandole le
labbra” Dicevo con sguardo sognante tra le risate generali. Le
sessioni di guida erano alquanto blande e a nessuno
interessava che le ragazze imparassero o meno a guidare, si
lavorava due tre ore al giorno poi andavamo a sciare e a fare
del casino dappertutto anche nell’hotel dove però stavamo
molto accorti, vista la ferocia del padrone.
In seggiovia con abile mossa,
studiata a tavolino per ore mi cacciai nel suo stesso
seggiolino. Non sapevo che dirle, ero come bloccato e sparavo
una miriade di cazzate senza nemmeno sapere che cosa volessero
dire.Lei mi guardava divertita da quel mio stato di trance,
capiva che volevo solo lei. La sua mano incontrò la mia e
senza nemmeno aspettare nulla la baciai. Dietro fu un inferno
di applausi ed urla, perché non avevo valutato che nel sedile
dietro c’erano i soliti buontemponi, Fabbri in testa, sembrava
di essere al Maracanà, che figura. Insomma nonostante tutto
eravamo assieme.
Ma gli amici si vedono sempre
nel momento del bisogno e gli stessi buontemponi, ovviamente
per burla o per invidia, pensarono di organizzare un sit-in
fuori dalla mia camera per impedire a lei di venirmi a
trovare. Ebbero il coraggio di restare fuori seduti per terra
a parlare quasi tutta la notte, quei dementi, mandando a monte
il nostro primo incontro.
“Stasera li sistemo io, tu parti presto e vai nella mia camera
io arrivo subito dopo” Le dissi dandole di nascosto la chiave
sulla strada del ritorno dalla discoteca.
Dopo il solito grappino salutai tutti. “Notte ragazzi a
domani sono molto stanco stasera” Quando i dementi mi videro
partire organizzarono subito la malefatta ma io chiusi la
porta a chiave e li lasciai discutere tutta la notte per i
cavoli loro… Lei era già con me, la videro uscire solo al
mattino per la colazione.
Le ragazze debuttarono al rally della Lanterna di Genova e fu
un teatro. Prima della partenza sembrava di essere in un
asilo, un paio avevano litigato tra loro e si guardavano in
cagnesco, una piangeva e un’altra rideva, un’altra era in
preda ad una crisi isterica, una aveva piantato il fidanzato
colpevole di aver saputo che lei aveva un altro, una sveniva e
l’altra fumava, non si può immaginare che cosa facessero
quattordici donne insieme, la testa mi fischiava e il buon
Maurizio più che un improvvisato team manager sembrava Don
Bosco che accudiva ai fanciulli. Dopo la prima prova speciale
la macchina scopa si lamentava che in prova ne prendeva tre,
fu una gara incredibile e riuscimmo a portarle tutte al
traguardo nonostante le pessime previsioni della partenza.
Lei partiva molto più avanti,
non con il gruppo selezionato e ad ogni servizio mi cercava
per darmi un bacio di nascosto, il fidanzato lo aveva
liquidato cinque minuti dopo avermi conosciuto, mentre per me
l’impresa era un po’ più difficile, ma ci stavo pensando
seriamente.
Seduto nel furgone assistenza a Marciana Marina leggevo per
l’ennesima volta il biglietto che mi aveva recapitato tramite
una sua amica, i meccanici affannati stavano cercando di
cambiare un semiasse che si era torto ed ero consapevole che
mi sarei fermato lì. Ma la tristezza che provavo non era
quella dell’ennesimo ritiro, bensì per la fine di una delle
storie più belle ed intense che mai ebbi in vita mia.
“Speravo tornassi ieri sera,
ma quando ho capito che non lo avresti fatto mi sono seduta
sul letto a piangere… la mia vita ora torna vuota e sola senza
di te, ripensaci Vittorio io ti aspetterò sempre…” Prima di
partire per l’Elba ero stato a casa sua come spesso avevo
fatto in quei mesi, lei dopo avermi conosciuto aveva lasciato
la casa dove viveva con i genitori ed aveva preso un
appartamento, io non ero in grado in quel momento di andare a
vivere con lei come lei desiderava, non volle aspettare ed io
reagii male alla sua insistente richiesta andandomene in malo
modo.
La vidi ancora qualche volta
di sfuggita ma quasi ci evitavamo per paura forse uno
dell’altro, la vita aveva preso un altro corso e non si
tornava più indietro.
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