“Giuro che me la sono vista
brutta stanotte” Mormoravo tra me stesso ripensando
all’avventura passata e sognando un bel bagno caldo.
Erano circa le 22 quando
affrontavamo l’ultima prova speciale del rally, terzo
passaggio a tutta, l’ultima prova delle ricognizioni.
Una fitta nevicata riduceva di molto la visibilità ma comunque
sui ghiacci svedesi andare a meno di cento all’ora vuol dire
andare molto piano. “Destra veloce 50 sinistra media” La
nota arriva in leggero ritardo. Blocco le ruote e vado dritto
contro la neve, fuori strada un metro e mezzo non di più, la
macchina ha le ruote dietro ancora sulla carreggiata ma il
paracoppa si è agganciato ad un pietrone che ha sollevato
leggermente le ruote anteriori. Appena metto la
retromarcia capisco che la faccenda è seria, la macchina è
come cementata sul posto, le ruote girano libere sollevando
beffardamente uno spruzzo di neve soffice che passa a fianco
del finestrino aperto di pochissimo.
Fuori la temperatura è
intorno ai meno 15 e la neve scende davvero copiosa nella buia
notte svedese, la foresta è silenziosa nemmeno un segno di
vita nel raggio di parecchi chilometri, un silenzio irreale fa
da contorno al motore soffocato della Delta che reclama la sua
libertà graffiando il terreno con i lunghi chiodi.
“Chiamiamo l’assistenza che ci vengano a recuperare se
riusciamo a sentirli, io intanto scendo per cercare di capire
come siamo messi” dico slacciandomi le cinture e buttando le
cuffie dietro nel sedile.
La neve è alta circa 50 cm. e le mie gambe sprofondano nella
soffice coltre. Inizio ad organizzarmi prendendo la pala in
dotazione, tolgo tutta la neve attorno alla vettura tenendo la
pila in bocca per vedere se è possibile fare qualcosa.
“Non riesco a contattare il furgone, devono essere fuori dalla
copertura radio” Mi giunge nervosa la voce dal finestrino
semiaperto.
“Speriamo passi qualcuno perché qui la vedo dura” Proviamo ad
alzarla con il crick ma niente da fare è piantata come fosse
corpo unico con la roccia e il crick sprofonda nella neve.
I piedi iniziano a darmi fastidio, bagnati fradici e gelati,
inizio a preoccuparmi nel mezzo del silenzio della buia notte
nevosa, chiamo invano per radio ma non risponde nessuno solo
un fastidioso fruscio senza nessuna voce rompe il cupo
silenzio. “Abbiamo meno di 10 litri di benzina e non so quanto
durerà” Risalgo in macchina per cercare di scaldarmi i piedi.
“Non c’è verso di uscire di qui, siamo impiantati ed è molto
tardi, sono tutti in albergo, compreso il furgone che non
avendoci visti arrivare se ne sarà andato pensando che eravamo
già passati.”
Il tempo passa lento con il
motore in moto, unico fastidioso brusio nella terribile notte
che si sta impadronendo di noi. Nella mia mente corrono
pensieri di tutti i tipi… angoscia... Ad un tratto la
radio emette un crepitio, mi precipito immediatamente a
prendere il microfono. “Flavio, Flavio mi senti?” La radio
emette un altro crepitio.
“Flavio, io non ti sento ma
tu senti di sicuro me, siamo piantati a metà prova vienici a
prendere, vieni avanti e continua a chiamare” “Si sto venendo
ma non trovo la strada… non si vede nulla e il furgone fatica
nelle salite, slitta e va dappertutto, ho molta paura di
piantarmi”. “Metti le catene, dovrebbero esserci da qualche
parte, spero!”
Nella foresta svedese è
pressoché impossibile orientarsi anche con una cartina ben
dettagliata, ci sono moltissime strade ed imboccare quella
giusta è veramente arduo. “Non riesco a salire e nel
fare retromarcia mi sono piantato, ora monto le catene” Il
tempo passa e il freddo aumenta, nessuna notizia del furgone.
“Sono ripartito vediamo se riesco ad arrivare da voi”
Il cuore mi si solleva e
quasi mi sembra bella perfino la foresta immersa nella
nevicata, le nostre tracce sono cancellate e la spia della
riserva è gialla ormai da molto tempo, tra poco arriverà il
furgone e questa brutta avventura andrà in archivio. Ad un
tratto la radio si mette a gracchiare nuovamente. “Si è
spezzata una catena e ha tranciato il tubo dei freni, non
riesco a muovermi, sono in un piccolo fossato ma da qui non
posso uscire senza l’aiuto di qualcuno”
“Riesci a dirmi dove sei? Ti
veniamo incontro a piedi” “Credo mi manchino una decina di
chilometri al fine prova, quanto siete dentro voi?” ”Madonna…”
“Noi siamo dentro almeno 8-10 km. e raggiungerti a piedi è
impossibile, ci sono case là in giro?” “No neanche l’ombra,
qui c’è un lago enorme ghiacciato, ma case è un po’ che non ne
trovo”
Bene ora siamo piantati in
due. Inizio ad avere paura, possibile che non passi nessuno?
Scendo e mi metto a frugare
nella neve per trovare qualche pietrone da mettere sotto le
ruote in modo da alzare il muso, ma niente è tutto sommerso
dalla neve e le pietre sono gelate attaccate al suolo,
impossibili da smuovere, il crick al fine corsa non riesce ad
alzare le ruote da terra, non posso fare niente.
Risalgo in macchina, non
sento più i piedi sono bagnato fradicio e la temperatura in
macchina nonostante il riscaldamento al massimo non è un
granché. “Che facciamo… Incontro non possiamo andarci e
comunque anche lui è fermo, qui tra poco la benzina finisce e
questo diventa un frigorifero” “Aspettiamo sono quasi le
quattro, prima di domani passerà qualcuno si spera” Ogni tanto
chiamavo Flavio il meccanico, anche lui angosciato quasi
disperato.
“Vedo degli occhi qui vicino
forse sono alci o renne, spero non siano lupi…“ La
nevicata inizia a rallentare ma la situazione non cambia,
battevo i denti dal freddo e i piedi erano diventati un
tormento, gelati bagnati mi dolevano fino a farmi togliere le
scarpe. Ad un tratto una luce dietro a noi, improvvisamente
come un fascio di luce che scruta la buia notte riportando la
speranza nel cuore. Scendiamo e saltiamo in mezzo alla strada
“Fermi fermi”
Si ferma una Volvo vecchia
come me, a trazione posteriore con a bordo due ragazzi e due
ragazze che probabilmente tornavano a casa o chissà dove
andavano dopo la serata passata in giro. Quando mi vedono si
bloccano e mi guardano stupiti. Il guidatore indossa una
tee-shirt con la scritta Iron Maiden e le possenti braccia di
boscaiolo lasciano intravedere numerosi tatuaggi, mamma che
personaggi!
“Please can you help me?” Gli
dico con fare amichevole porgendo il cavo d’acciaio che avevo
in dotazione nel baule. Costui mi guarda ridacchiando, prende
il cavo e lo butta nella neve ridendo fragorosamente. Il
momento è davvero carico di tensione, dalla macchina si
sentono risate a crepapelle, mentre il possente Obelix si
avvicina alla Delta piantata e la guarda come se fosse alle
verifiche del rally. La sua pelle esposta ai meno 15 non da
neppure il minimo segno di sentire il freddo.
“This is a true rally car!”
Mi dice segnando la macchina col dito come un bambino che vede
la befana per la prima volta. Non so che fare, mentre anche il
suo collega scende, anche lui pieno di tatuaggi e in maniche
corte, orecchini dappertutto, ha in mano una bottiglia di
birra che sorseggia con fare disinteressato guardando la
macchina, ai piedi delle scarpe da tennis slacciate in cui
entra con noncuranza la neve, pulisce i vetri, apre le porte
dietro e guarda dentro, come guardasse un’astronave, apre il
baule e guarda dappertutto.
“Can you help me!” gli dico
porgendo di nuovo la corda che avevo recuperato nella neve
divenendo impaziente e soprattutto non capendo le intenzioni
dei due. Mi guardano con fare beffardo mentre le ragazze
urlano in continuazione dall’interno della Volvo dalla quale
esce una musica pazzesca. “This is shit” Mi dice quello più
grosso ributtando la corda nella neve. Le ragazze urlano
sempre più forte e la musica aumenta ancora.
Inizio a pensare che siano
“fatti” oltre misura, i sintomi ci sarebbero tutti. “Cazzo ma
non mi lascerete mica qui” Dico spaventato. “Help me” Urlo
riprendendo la corda dal mezzo della neve. Uno risale in
macchina e l’altro ride come un pazzo. Le ragazze urlano
ancora più forte e il gigante rientra nella Volvo con la
velocità di un gatto. “No non andare via ma siete matti ?”
La Volvo va in moto e il tipo parte…
Mi sembra di vivere un
incubo. La macchina fa 20 metri e poi con un colpo deciso
ritorna indietro in retromarcia. Avevo recuperato ancora la
corda e la tenevo in mano come fosse una reliquia. “Help
me Please… help me!” Insisto.
Il tipo scende ancora prende
la corda e mi urla “This is shit” la ributta lontano, con
tutta la forza in corpo. Apre il baule con fare di
sufficienza quasi scocciato, estrae una enorme corda di quelle
che si usano per ormeggiare le navi. “This is good” mi
dice mostrandomela a due centimetri dal naso e lasciando
uscire dalla sua bocca una puzza d’alcool indimenticabile.
In meno di un secondo la
corda è attaccata alla nostra Delta e al gancio traino della
Volvo. Ma la Volvo guidata dal suo compagno di merende che nel
frattempo era salito al posto del pilota senza che nessuno lo
vedesse slitta e sibila sotto sforzo. Il gigante urla
qualcosa, le ragazze stanno finalmente zitte e la musica
sparisce nel nulla. Sempre in maniche corte va davanti al muso
della nostra macchina in mezzo alla neve fino al ginocchio e
sempre in maniche corte urla qualcosa. Contemporaneamente la
Volvo si rimette a sibilare sprofondando nel ghiaccio come un
cavallo a cui è stato affidato un carico pazzesco… puzza di
bruciato.
Quando sembra tutto compromesso il gigante si attacca da
qualche parte, urla qualcosa di incomprensibile ricordando il
terribile Hulk, alza letteralmente il muso della Delta che
scivola in strada come fosse un fuscello.
Resto attonito, lo guardo e
lui mi guarda sbattendo le mani sui pantaloni, le ragazze
finalmente ridono e l’altro suo amico scende con calma a
recuperare la corda, i suoi capelli lunghi biondi sono
costellati di neve che luccica al chiarore dei fari, sembra
quasi un vichingo appena sbarcato dalla sua nave di legno
oppure un angelo mandato dal paradiso per togliermi da quella
brutta situazione.
“T..T..Thank you” balbetto, lui sorride ma nemmeno si
scompone.
Mi guarda ancora con il
respiro pesante e risale in macchina senza parlare, la Volvo
riparte sgommando nella neve con la musica a tutta e le
ragazze che urlano nuovamente come impazzite al ritmo della
radio indiavolata. “F..F..Flavio, ci hanno tirato fuori…
veniamo da te… dammi la posizione esatta”
Quasi non riesco a parlare sono gelato sia dal freddo sia
dalla paura, ero sceso senza le scarpe e non me ne ero
accorto. Sono le cinque del mattino, sette ore da quando
ci siamo fermati.
Il furgone era a cinque
chilometri dal fine prova e quando lo raggiungiamo capisco che
è un problema tirarlo fuori. “Attacchiamo il cavo di acciaio e
proviamo a tirarlo fuori, dovremmo farcela con le gomme e le
quattro ruote motrici della Delta”. Il cavo di acciaio
va in frantumi appena sotto tensione e immediatamente ricordo
la scena di poco prima quando Obelix me lo buttava via quasi
offeso nel vederlo, lui sapeva il perché, era veramente una
shit. Niente da fare!
“Tira fuori il crick e
alziamo il furgone in modo che tocchi solo la ruota che sta in
strada” Tolgo le cinture del navigatore e le attacco come
corda di traino. “Voi due spingete verso la strada, io tiro
con la Delta” Dolcemente il Ducato torna in carreggiata
tra la puzza di frizione e lo sfregare dei chiodi sul
ghiaccio.
“Ora togliamo la catena rimasta e con il freno a mano
cerchiamo di andare via da questo posto di merda”
Circa una decina di chilometri più avanti troviamo un paio di
case e nonostante l’ora un tipo sta spalando la neve con una
turbina a motore.
“Lasciamolo qui il furgone, domani mattina… anzi dopo… verrai
ad aggiustarlo in qualche modo, non ne posso più e se andiamo
a Karlstad in questo modo non arriviamo più, soprattutto se
dobbiamo frenare, fatti un elenco dei ricambi di cui hai
bisogno, poi ti lascio il muletto e in qualche modo lo
aggiusti”
Flavio saliva nel sedile dietro infilandosi nel roll bar con
incredibile agilità mentre rombando ci dirigevamo verso
l’albergo.
Mi sentivo spossato, e quasi
gli occhi si chiudevano da soli, ormai l’avventura nella
foresta era solo un ricordo, mentre l’alba spuntava in mezzo
alle betulle, erano quasi le otto del mattino e mancavano
ancora quasi cento chilometri alla meta… la gara partiva la
sera seguente e dovevo recuperare in fretta la stanchezza e la
spossatezza mentale di quell’avventura, i miei piedi non sono
più stati gli stessi da quel giorno ogni piccolo sbalzo di
temperatura mi da fastidio e mi fa ricordare il buio della
foresta svedese.
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