Il disegno della giornata era
molto impegnativo, prendere l’A112 Elegant muletto, caricare
il fotografo di Asiago di nome Igerio, che mai aveva visto o
saputo che cos’era un rally in vita sua, andare a Bobbio, fare
le note del rally delle valli Piacentine e tornare
ottimisticamente in serata, se tutto fosse andato per il
meglio. La 112 muletto era come un caccia della prima guerra
mondiale se non lo tiravano giù i nemici cadeva da solo,
probabilità di ritornare a casa sani meno del 22%.
Quando lo trovai alle quattro in punto davanti al suo negozio,
Igerio sembrava la mummia di Ramsete II estratta dal sarcofago
e impiantata contro il muro, un morto in piedi. Avrebbe voluto
fare il navigatore, ma da quella volta invece non mi parlò mai
più di rally.
Dopo le prime tre gare mia moglie che normalmente mi navigava,
pensò bene di darsi alla maternità, l’ondeggiare del traghetto
per la Sardegna aveva sortito effetti devastanti e inaspettati
per cui ora si iniziava a comprare culle, biberon e accessori
vari. Il navigatore che avevo nel frattempo recuperato si era
dato alla fuga dopo un rocambolesco Colline di Romagna nel
quale mi pagò un minuto al parco assistenza, non seppi mai il
perché ma la cosa mi fece veramente arrabbiare.
Avevo un gran bel carattere a quei tempi, senza dire nulla
girai la macchina e tornai a casa ancora con la tuta indosso,
lasciando agli altri un piazzamento nei 5-6 e il premio gara
che non era poco soprattutto considerando le inesistenti
risorse dell’epoca, era un disonore pagare un minuto col
navigatore sul tavolino a far niente, il solo pensiero mi
faceva desiderare di sopprimerlo in modo atroce.
Mi trovai così senza nessuno,
feci un lungo giro di telefonate ma la risposta era sempre
quella “Voi del Trofeo siete matti, non salgo... mica voglio
andare in ortopedia…” Così decisi di andare a provare la gara
con il primo che mi disse di si, o forse per essere sinceri
non ebbe il coraggio di dirmi no, Igerio il fotografo che
aveva il negozio a fianco del mio.
Qualche mese prima gli avevo salvato la vita, era svenuto in
bagno causa una stufetta a gas, suo padre era arrivato urlando
“E’ morto” me lo caricai in spalla e lo portai fuori
all’aperto dove rinvenne appena dopo l’arrivo dell’ambulanza,
ci mancò poco davvero.
Era comico il modo in cui gli dettavo le note “DP… 50… SV… 80…
ST…” e lui scriveva come poteva, meglio di niente, penna a
sfera e blocco grande, d’altra parte non c’erano soluzioni,
anche Gianni mi aveva abbandonato, lui più pazzo di me arrivò
un paio di gare prima al Ciocco, la Range e il carrello con
caricata la A112 e la fidanzata di un noto pilota a cui
celatamente faceva la posta. Sbarcò maledicendo la Garfagnana
colpevole di essere troppo lontana da casa sua. Poi vide tutti
assatanati già pronti per la gara, avevano provato come matti
e lui nemmeno visto la strada “Mi presterai le tue note, tanto
sulla terra vinco io” aveva detto con il suo solito ottimismo,
e invece girò la Range e se ne andò a casa dove vendette tutto
“Non ho tempo… e poi quelli provano troppo … hanno la macchina
sporca, ho da fare io e un bimbo di tre anni” Borbottò mentre
girava tutto nuovamente verso nord.
In poche parole ero rimasto
solo, il sodalizio che si era creato tempo prima si era
spezzato per sempre, un altro che aveva messo la testa a posto
e alzato la bandiera bianca.
Mancavano ancora alcuni giorni alla gara e se non avessi
trovato qualcuno, io non avrei potuto correre, magra
consolazione davvero, ma sembrava impossibile caricare un
navigatore, anche pagandogli tutte le spese.
Forse in quel momento dovevo smettere, le difficoltà
economiche erano altissime e anche il tempo a disposizione era
molto ridotto, ma proprio quel mattino mi feci una promessa
“Avanti sempre, avanti a tutti i costi se si fanno questi
sacrifici si deve pur arrivare a qualcosa”.
La giornata fu un incubo, ci perdemmo nel mezzo di una landa
sconfinata, infilando una taglio in mezzo al bosco, questa
divenne strettissima e ripidissima in salita e poi in discesa,
poi di fango, molto fango, riuscimmo a venirne fuori
miracolosamente mettendo dei rami sotto le ruote e lanciandoci
poi giù per un prato, sulla cartina c’era una strada e la
strada dovevamo trovare a tutti i costi altrimenti in quel
posto non ci avrebbero mai più recuperato.
Il povero Igerio era aggrappato alla maniglia con gli occhi
sbarrati immaginando che quelli per lui sarebbero stati
sicuramente gli ultimi momenti di vita, io mi lanciavo
indomito lungo il prato scivolosissimo sperando di trovare una
via d’uscita, alla fine buttammo giù una recinzione di filo
spinato e piombammo nella strada con i freni già bloccati da
tempo e la macchina che andava alla deriva, un tonfo disumano
salutò il nostro arrivo, incredibilmente non si ruppe nulla ma
fu uno dei tanti miracoli che appaiono ogni tanto nella vita
di ogni rallysta.
Rientrammo a casa verso mezzanotte, avevamo percorso 1.100 km
. tra andata ritorno, prove e divagazioni varie a bordo della
povera A112 Elegant già distrutta di suo…
“Vieni giù stasera al ritrovo della scuderia forse ho trovato
uno che potrebbe correre con te” Riattaccai il telefono e mi
sparai a Marostica, sperando nel buon Dio.
Arrivai laggiù che si stavano sgranocchiando dei salatini con
dell’ottimo prosecco. I soliti mitici e immancabili discorsi
aleggiavano tra gomme gare e traversi di ogni tipo rendendo la
serata davvero piacevole. D’un tratto si avvicinò a me un tipo
con fare piuttosto spaesato.
“Sei tu che cerchi un navigatore?” Disse sottovoce girandomi
attorno quasi avesse timore di parlarmi.
“Si, sono io, ma tu chi sei?” Risposi senza afferrare bene se
la sua era una proposta per salire con me o una riflessione
per aiutarmi.
“Diciamo che di solito sono un navigatore” Rispose con calma
mentre con lo sguardo fissava le punte delle mie scarpe e
girava sempre in tondo.
“Potrei correre con te se vuoi, basta che mi paghi le spese io
soldi non ne ho” Continuò ancora girando sempre un po’ su se
stesso sorseggiando senza gustarlo il prosecco dal calice.
“Ma… hai ancora corso vero ?” Gli chiesi preoccupato.
“Chi sei?” Era quasi inquietante il suo comportamento.
“Mi chiamo Loris… Loris Roggia ho corso con un po’ di gente,
alcuni sono qui in giro, chiedi pure a loro” e se ne andò così
com’era apparso, forse deluso dalla mia reazione che si vedeva
chiaramente poco convinta.
Quella sera il destino cambiò sicuramente la mia vita e forse
anche la sua creando un sodalizio che durò per quasi tutta la
mia carriera.
Tuttavia il fare pacato, calmo, quasi distaccato non mi
convinceva molto, di solito i navigatori erano arrembanti,
vendevano bene la loro merce, cercando di essere simpatici al
pilota e raccontando anche quello che non avevano fatto,
invece lui era come su un altro pianeta, distaccato, sulle
nuvole.
Pensai che non avevo alternative e che comunque dopo questa
gara avrei avuto il tempo eventualmente per cercarne uno
magari più sveglio…
“Ma siete sicuri che quello non si addormenta?” Chiesi ad un
paio di piloti con cui aveva corso.
“No tranquillo vedrai come si trasforma quando sale in
macchina, non lasciarti trarre in inganno dal suo
comportamento è uno fatto così”
“Speriamo… chissà che dirà mia moglie quando lo vedrà… Dirà
sicuramente che li trovo tutti io… mah! ”
Lo cercai e ci misi un po’ a ritrovarlo si era eclissato,
stava girando da solo a testa bassa meditando chissà cosa,
assopito nel suo mondo che in seguito gli ho spesso invidiato
e che non era per niente sulle nuvole.
“Ehi tu… Sveglia! Domani passerò a prenderti alle nove in
punto, dove abiti ?”
Mi aspettavo che mi dicesse “Eh no! Domani devo chiedere a mia
moglie, il lavoro ecc.”
Invece sparò un “Va bene” Senza condizioni che sentii molto
raramente in giro per tutto il resto della mia vita.
Quando suonai alla porta di
casa si presentò immediatamente con la valigia in mano, ma
dentro era tutto buio e per terra vidi una sagoma
raggomitolata.
“Che è quello” Dissi un po’ inorridito.
“Ah… è mio fratello che dorme“
“Come? Ma dorme lì per terra ?”
“Eh si” fece allargando le braccia.
“Ha litigato a casa e ora sta qui” Disse chiudendo piano la
porta.
Arrivammo a Bobbio nel tardo
pomeriggio e verso sera iniziammo le ricognizioni con le note
del fotografo, scritte in maniera orrenda, ma lui non faceva
una piega, le leggeva come fossero le sue.
“Adesso gli faccio vedere come vanno i trofeisti” e mi sparai
come un folle su una prova che avevo visto solo una volta.
Lui non le perse mai, ogni tanto allungava il piede alzando la
testa e ogni tanto mi diceva “Falla scorrere che ti pianti in
uscita” e scuoteva la testa, come per dire “Ah! ‘sti giovani!”
Poi finita la prova mi disse “Ma sei sicuro che riuscirai ad
andare tutta la gara così?”
In effetti aveva ragione avremmo fatto almeno la metà delle
curve per caso, ma si vedeva che era davvero bravo, la giusta
grinta, la giusta calma, vedeva delle cose che nessuno
immaginava.
“Attento che è sporca” ed era sporca! Non ci era mai passato
ma lo intuiva.
Rimasi a dir poco stupito, ma
il mattino del giorno dopo stava malissimo, aveva un colore
grigiastro e non metteva la testa fuori dal lenzuolo.
“Che hai adesso…”
“Mah ogni tanto mi viene una cosa del genere… Non so…” Già
parlava poco e in più adesso era moribondo, andiam bene.
“Senti per provare c’è solo oggi, io vado lo stesso a vedere
le prove almeno mi resterà qualcosa in testa, mi spiace tu
resta qui verrò dopo, se hai bisogno chiama sotto qualcuno
verrà”
Porca miseria, però non mi avevano detto che era difettato,
miseria andava così bene, prima le note col fotografo, e poi
guarda come sono ridotto adesso, che sfiga.
Feci la prima prova speciale, quella del passo Cerro e verso
la metà, su un tornante c’erano molti spettatori che
guardavano le prove.
Mi fermai tra un polverone mezzo di traverso.
“Chi è che vuol salire” urlai dal finestrino.
Vennero in una decina.
“io… io… io…”
Feci salire quello che sembrava il meno tonto “Sai dire le
note?”
“Ma si... anzi no… non ho mai visto come si fa, ma mio zio è
salito una volta con Vudafieri…”
Urca andiamo bene!
Feci un paio di passaggi con a bordo quel tizio che
terrorizzato guardava la mia lotta con la vettura senza
proferire parola.
Alla fine tornai in hotel dove trovai Loris ancora ko.
“Pensi di rimetterti per domani?”
“Non mi dura mai più di un giorno” disse con un filo di voce.
“Chiamo un prete o un dottore?”
Il giorno seguente le verifiche e poi in serata la partenza,
faceva un caldo infernale nel cortile della ditta Astra di
Piacenza sponsor della gara, a guardarlo bene sembrava che non
avesse avuto nulla, il giorno prima era moribondo oggi stava
meglio di me, con il cappellino in testa e la tuta Linea Sport
azzurra legata alla cintura lasciava vedere il pesantissimo
maglione che si usava come sottotuta a quei tempi, un caldo
veramente infernale e lui lì come se fosse a Karlstad in
Svezia. Mah…
Che tipo strano…
Finalmente davanti a me la prima prova speciale, il Passo
Cerro, una salita larga e veloce e una discesa mozzafiato
sporchissima quasi sterrata, lui non c’era mai passato, io con
lo spettatore e prima ancora con il fotografo Igerio, totale
due volte. Roba da mondiale!
La salita era noiosissima non si andava su, soffrivo e
continuavo a dire “arriverà anche la discesa prima o poi”
Mentre il motore soffocava nell’arsura estiva.
Mi buttai giù come un pazzo tanto che più volte mi trovai in
situazioni veramente disperate, affrontai un tornante subito
dopo una frana con la macchina di traverso, quando questa
toccò l’asfalto e lo scalino che lo delimitava, si mise su due
ruote, facendomi rischiare un capottamento storico, poi
piombammo su una destra sporchissima e mi ci buttai dentro a
tutta, in uscita misi una ruota nel vuoto meritandomi la foto
su AutoSprint, un altro due ruote su di un ponte nel quale
tirai il freno a mano per non schiantarmi e poi ancora un paio
di ruote in un fosso, dei rischi incredibili, e lui
imperterrito a leggere le note, ogni tanto guardava a lato per
vedere dove si andava, ma nulla di strano mi sembrava di
andare addirittura piano.
“Bravi avete fatto il terzo
tempo” ci disse il cronometrista alla fine dell’odissea.
“Cazzo Loris peccato, volevo vincerla, proviamo nella
prossima”
Mi aspettavo che mi dicesse “Ma tu sei matto ad andare così” e
invece disse “Hai guidato un po’ sporco ma va bene, quanta
ghiaia! Però se stai più calmo la prossima la vinceremo”
La prova dopo invece fummo meno fortunati e finimmo in un
fosso quasi subito, perdendo un paio di minuti, il solito
gruppetto di spettatori ci ributtò in strada, lui non fece una
piega anzi scese a spingere in un baleno e in un baleno era
già riallacciato pronto a ripartire.
Riprendemmo e rifinimmo in un altro fosso dal quale uscimmo
per fortuna a fine gara.
Meglio così! Statisticamente c’era da aspettarselo di finire
in quel modo, avevamo giocato tutti i jolly che avevamo e
anche di più.
Fu una delle poche volte in cui fui felice di ritirarmi e
anche Loris non si lamentò più di tanto.
“Ma te la senti di correre anche al Liburna con me… oppure me
ne devo cercare un altro ?”
“Perché no… secondo me vai forte… ma devi imparare come si
fa…” Disse misteriosamente.
Suo fratello sul pavimento non c’era più, forse era tornato a
casa sua o forse era semplicemente in giro, lo salutai con un
cenno della mano, mentre lui trascinava la sacca all’interno,
con un lieve gemito di sofferenza.
“Ci vediamo presto Loris,
grazie di tutto”
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