St Jean en Royans, una prova in
cui il piccolo veneto aveva sempre fatto la differenza, una
prova che conosceva a memoria nonostante i suoi 35 e passa
chilometri, vi aveva fatto sopra otto Montecarlo e una miriade
di test di tutti i generi, no non era possibile.
A fine 1991 l’annuncio shock “La Lancia si ritira dai rally”
Miki approdò senza grandi fatiche nella squadra inglese con un
ingaggio record, si parlava di 13 miliardi più lo sponsor
Marlboro che a quei tempi non era poco per tre anni di
contratto. Come altre volte ero stato chiamato al Montecarlo
per fargli da ricognitore, al mio fianco Max De Antoni
simpatico maestro di sci friulano che aveva diviso a suo tempo
l’abitacolo con piloti quali Tonino Tognana e ad Adartico
Vudafieri.
Ogni pilota aveva ben tre
ricognitori, la lunghezza della gara e le difficoltà
logistiche di quei tempi erano davvero enormi al cospetto dei
girotondi moderni. Ci trovammo in un garage ad Aubenas e
dentro c’erano nove muletti con tre squadre di meccanici
pronti a consegnarli a noi, mi distrassi un secondo e a me
toccò un bellissimo esemplare di Sierra 4x4 ma con la guida a
destra, era un muletto di Malcom Wilson e sinceramente non
capii come capitò a me, ma me lo dovetti tenere tra le risate
generali.
Mi sembrava di circolare con un tram e mi sentivo davvero
imbranato a fare qualunque manovra, soprattutto nel traffico
cittadino. Poco dopo ci convocarono in una riunione dentro ad
una stanza del garage dove ci spiegarono le gomme a
disposizione, il nostro compito e le terminologie da usare, ci
dettero anche una giacca a vento con la
raccomandazione/obbligo di restituirla a fine rally, gli
inglesi sono sempre inglesi.
“Hi Vittorio!!!” Mi sentii
chiamare da dietro e battere sulla spalla con insistenza.
Mi giro e chi vedo?
Ma si proprio lui Mr. John Taylor, l’irascibile quanto
frenetico artefice del mio programma Escort turbo del 1985.
Mi fece una festa incredibile, come se ritrovasse un figlio
disperso in Russia, dimenticando che ci eravamo lasciati
piuttosto male, quando gli avevo estratto una biella della sua
povera vettura stanco di essere preso per i fondelli .
“Ma che ci fa qui John ?” Chiesi preoccupato a Tiziano Siviero.
“Eh è il direttore generale, insomma quello che comanda.”
“Maaa….. sei sicuro ?”
“Perché? Che problemi ci sono” Rispose preoccupato.
“No niente…. Niente”
Accidenti, improvvisamente mi tornarono in mente tutte le
sequenze del mio calvario di quegli anni e lo richiamai
indietro. “ Tiziano, guarda che quello non capisce niente,
regolati. Abituati in Lancia qui dovrete sudare nove camicie
anche per fare benzina”
La Ford aveva qualcosa come
100 meccanici per quella gara, tre vetture in gara, nove
ricognitori, uno spiegamento di forze incredibile, volevano
vincere a tutti i costi. Dall’altra parte la Toyota e la
Lancia, con la nuovissima Deltona una vettura tremendamente
competitiva e alle spalle la miglior squadra del mondo erano
pronti a dare battaglia.
Miki è sempre stato un bel pilota, veloce e molto affidabile,
con un’esperienza di messa a punto invidiabile, ingaggiato per
portare alla Ford il primo vero mondiale dopo quello del 1981
conquistato da Ari Vatanen con il team di David Sutton e non
dalla squadra di Boreham, Miki doveva terminare lo sviluppo
della Sierra e contemporaneamente iniziare quello dell’Escort
RS Cosworth che doveva diventare l’ammazzarally degli anni
‘90.
Ma qualcosa non girava dal verso giusto.
“Non mi trovo con sta macchina, le mie soluzioni sono state
scartate e la macchina è fatta da Delecour, lui usa molle
durissime, la macchina rimbalza da una curva all’altra, non è
la mia guida, ogni tanto mi trovo a guardare il bosco e ogni
tanto i burroni, non la sento” Lamentava Miki demoralizzato.
“Ma Taylor che fa ?”
“Non so non parla mai, sta sempre con Delecour”
“Strano! Di solito urla con chiunque gli capiti a tiro”
Il sole aveva appena rischiarato i furgoni di servizio
piazzati all’interno di un paesino nell’Ardeche quando
rombando arrivò la Ford di Biasion. Immediatamente la vettura
venne messa sui cavalletti mentre un fragore di pistole
smontagomme e di generatori copriva le concitate parole dei
presenti.
Miki venne con molta calma verso di me infilandosi la giacca a
vento.
“Com’è la prova?”
“Niente di strano, qualche placca di verglas, ce l’hai segnata
sulle note, ma dimmi piuttosto come va?”
“Cosa vuoi che ti dica… a me sembra di tirare, ma i tempi
fanno schifo, le prendo da tutti, ora cambio molle e
ammortizzatori poi vediamo.”
Anche l’altra vettura quella
di Delecour arrivò rombando, e immediatamente fu alzata
anch’essa.
Francois però non scese nemmeno dalla macchina e restò a bordo
con il casco in testa, per tutta la durata del servizio,
trenta minuti a guardare nel vuoto, solo sua moglie Solange si
avvicinò a lui e gli parlò un po’ passandogli affettuosamente
da bere.
Mi impressionarono i suoi occhi che sbucavano dalla feritoia
del casco integrale, fissi nel nulla.
“Ma che cosa gli date da bere a quello?” dissi ridendo a
Tiziano.
“Finora è sceso una sola volta, non parla mai e sta lì”
“Che antisociale!”
Le Lancia intanto stavano
facendo il vuoto, con Auriol scatenato, Delecour marciava
intorno al quarto posto, Miki indietro, in posizioni che mai
aveva visto durante la sua carriera, la gara era praticamente
secca e la temperatura mite, nessuna difficoltà con la scelta
delle gomme.
Passò la notte, fredda umida e stupendamente affascinante,
rischiarata dalla luce dei fari e sbiancata dalla brina che
ricopriva il suolo rendendo le strade infide, il vero cruccio
del “Monte” il verglas.
Il verglas è come un fantasma bianco che appare e scompare, ti
spia e qualche volta decide di ghermirti senza speranza,
spesso non si vede, si sente… e quando si sente, da buon
predatore, è già tardi.
Il momento più brutto di una notte da rally è l’alba, quando
le ossa scricchiolano sotto il peso della fatica, il freddo e
l’umidità trafiggono il midollo e fanno urlare ogni centimetro
del corpo.
I furgoni erano sempre lì, in un altro paese simile a quello
del mattino precedente ma distante qualche centinaio di
chilometri, i meccanici incappucciati scrutavano verso l’alba
gelida sbattendo i piedi per terra aspettando il rombo della
loro vettura. Di fronte la stessa scena con altri uomini
pronti a gettarsi sotto la macchina in arrivo per sistemare un
mare di piccoli problemi e prevenirne altrettanti.
Arriva Didier e scende immediatamente, fumante dal sudore si
infila un berretto di lana e sparisce nel grande camper.
Poi arriva Miki, entra nel piazzale e scende dalla macchina.
“Come va adesso’”
“Niente sempre solito, senti guardami le note, non vorrei aver
qualche problema, non riesco ad andare mi pare di guidare un
transatlantico”
“Ma se le prove sono sempre quelle, non credo che sia colpa
delle note” Non finii nemmeno la frase che già era sparito
dentro al camper.
Delecour stavolta scese dalla
vettura, saltellò intorno alla macchina dando ordini a tutti e
poi sparì sul camper anche lui. Niente di particolare, tutto
tremendamente normale.
Passò anche la giornata così com’era passata quella precedente
e la sera con nostra immensa gioia la gara si fermava
permettendoci un meritato riposo.
Ci avevano prenotato l’hotel de la Gare vicino a Digne, una
stamberga di zero stelle con vista treno e camere sottozero.
Fui costretto a dormire con la giacca a vento, il bagno in
fondo al corridoio aveva solo l’acqua fredda e in camera un
vetusto lavandino a cui faceva ribrezzo avvicinarsi, solo in
Francia esistono certi... hotel.
Anche Fiorio e Pirollo erano con noi, per fortuna, almeno ci
scambiammo due risate facendo dei paragoni tra la Lancia e la
Ford e la gara a chi aveva la stanza più disagiata e brutta.
In effetti sia a livello di squadra sia a livello di macchine
era come uno dei nostri mediocri team privati di quel periodo.
“Ma secondo te come mai Miki non va” Era il discorso
ricorrente
“Non lo so, so che se avesse la Lancia ora starebbe a
giocarsela con Didier e Carlos”
“Anche noi nei due anni scorsi ne abbiamo passate di tutti i
colori, non hai idea…” Ribatteva Gigi Pirollo scuotendo la
testa.
“Ma allora mi chiedo, cosa lo hanno preso a fare, per pagarlo
quella cifra e poi farlo arrivare ultimo”
“Sai lì dentro, ci sono vari problemi, vari comandanti e varie
scale gerarchiche, non è come da noi”
Iniziai a fare due conti.
Ghidella era andato alla Ford, dopo aver passato molto tempo
alla Fiat ed era uno dei sostenitori della Lancia nei rally,
non a caso una volta partito lui chiusero tutto. Molto
probabilmente aveva messo lui Alex Fiorio alla Ford e una
volta che costui era stato mandato a casa ci aveva messo Miki
Biasion. L’operazione avrebbe portato il mondiale in casa Ford
in un paio d’anni e lui avrebbe avuto la soddisfazione anche
commerciale di ripetere il miracolo Delta.
Alla Ford Motorsport teoricamente comandava il vecchio Peter
Aschroft, ormai in odore di pensione, non andava nemmeno più
alle gare e subito dopo l’arcigno John Taylor, un integralista
conservatore, convinto che il mondiale si potesse fare ancora
con due furgoni e un break. Arrivati Biasion e Siviero, vista
l’organizzazione artigianale della squadra fu immediatamente
fatto notare che con quella squadra si poteva al massimo
vincere il rally sprint sotto casa e qualcuno vide minacciata
la propria posizione e la propria politica dai soliti italiani
sapientoni.
Ora per costui non restava altro che dimostrare ai vertici che
i soldi spesi per Biasion e Siviero erano soldi buttati al
vento, i rinnovamenti richiesti da costoro erano inutili e
dispendiosi e che avrebbe vinto tutto a modo suo sfruttando un
pilota pescato nel nulla e che non costava nulla.
I conti iniziavano a tornare.
Delecour fece una bella gara, indubbiamente andava fortissimo,
l’anno prima aveva perso il Monte all’ultima prova speciale,
quasi alla fine perse una ruota, capita…
Miki continuava a scuotere la testa.
“Stasera appena finisci l’ultima prova vai a vedere un paio di
passaggi, poi mi dici che cosa ti sembra, perché qui non
capisco proprio da dove arrivano tutti questi secondi”
“Miki sono appena tornato dalla prova che hai fatto adesso, ho
già visto abbastanza, non hai motore”
“In effetti sembra anche a me ma sai questa macchina non è
come la Delta, piccola e nervosa, la senti pesante e non ci si
rende conto se va o no”
“Guarda mi pareva che perfino il gruppo N di Manfrinato
andasse di più”
Scese dalla gomma sulla quale era salito per parlarmi e si
sparò da Taylor. Lui sempre calmissimo ed educato espose il
problema, mentre l’inglese scuoteva la testa.
Smontarono la centralina e sgranai due occhi, avevano la
centralina di serie con dentro una eprom uguale a quello del
gruppo N, roba da 500.000 Lire.
Feci un paragone con la R90 della Lancia che costava cento
milioni e che sembrava la scatola comando del Tornado al
cospetto.
“Ma scusa Miki, è quella la centralina ?”
“Addio! Adesso ho capito tutto qualcuno qua dentro ti sta
boicottando”
Mi guardò avvilito e ritornò sul camper.
Il tramonto arrossava il mare
sotto Grasse il rally era dietro a noi e convergeva ora su
Montecarlo per l’ultima notte, la celebre notte del Turini.
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