In quel tempo,
(tanto per prendere in prestito una frase tipica di un
celebre best seller) era tra le più belle gare del
campionato italiano rally. Il Rally delle 4 Regioni era una
delle gare più difficili dell’intero panorama rallystico
europeo, strade tortuose a volte molto veloci, con tratti
sporchissimi e passaggi da brivido, una gara lunghissima
estenuante, corsa prevalentemente di notte in posti sperduti
dove a volte durante le ricognizioni ti assaliva il pensiero
di restare a piedi in mezzo a quelle lande sperdute e
considerare che forse ti avrebbero ritrovato dopo qualche
giorno.
Avevamo
fatto più della metà delle note in una lunghissima giornata
in cui io e Loris eravamo partiti ad un orario da vampiri
con la 112 muletto, percorso più di mille km e ritornati a
tarda ora a casa, l’altra metà l’avremmo fatta qualche
giorno prima della gara, non avevo ne’ tempo ne’ soldi per
poter provare in maniera decente quella gara, per quanto il
Jolly Club mi avesse dato una grossa mano dandomi vettura,
gomme, rialzi, assistenza, iscrizioni a me restavano fuori
le spese vive e “In quel tempo” voleva dire mangiare pane e
salame un giorno si e tre no.
Le prime tre
gare erano andate benissimo, secondo in Targa, Primo in
Costa Smeralda e secondo all’Elba, dove avevo perso più per
mia volontà e per una straordinaria apparizione di
Bortoletto, che mai più rividi durante il trofeo, che mi
disse “Va benissimo che arrivi secondo, tanto Cinotto non
finisce la gara ha la macchina aperta in due e poi per il
campionato va benissimo così” Io per prima cosa rimasi
stupito che lui, che teoricamente era il anche il mio DS si
interessasse a me che partivo in fondo alla gara seppur
davanti a tutti i numerosissimi trofeisti, così me la presi
con comodo anche perché pensavo seriamente che se avessi
fatto un errore oppure provocato un cedimento meccanico mi
avrebbero poi attaccato loro al gancio dei salami.
Il 4 Regioni
inaugurava la stagione delle gare in terraferma dopo le tre
isole, a me le strade piacevano moltissimo, l’anno prima pur
combinandone di tutti i colori e perdendo un “centinaio” di
minuti dentro un fosso avevo fatto dei bellissimi tempi,
vincendo anche qualche speciale, mi sentivo in forma e
motivato nonostante il direttore della banca mi telefonasse
ogni tre giorni per farmi notare che la sua Banca non era lo
sponsor del Trofeo A 112 e c’era qualche milioncino da
versare, per questo avevamo ridotto all’osso le ricognizioni
anche perché come non bastasse oltre all’arcigno direttore
c’erano anche i miei che osteggiavano questa mia pazzesca e
rovinosa passione, praticamente avevo, come sempre il mondo
contro, ma io ero determinato a diventare qualcuno e ormai
che ero arrivato dentro il pentolone dovevo restarci a tutti
i costi.
Arrivammo
prestino a Voghera all’hotel Rally, tanto per restare in
tema, scaricammo i bagagli, le gomme per provare (quattro) e
partimmo alla volta di Varzi per iniziare il giro che non
avevamo fatto. “Per fare le note finiamo ‘ste gomme da
terra, che tanto non le usiamo più e poi stasera mettiamo
quelle da gara per provare un giro veloce” Questa era stata
la strategia per non consumare i poveri Kleber che tiravamo
talmente all’osso che qualche volta facevano la gobba prima
di cambiarli, molte volte ci capitò di arrivare ad un soffio
dallo scoppio, ma ormai avevo imparato che quando il volante
iniziava a vibrare significava che le tele erano già andate
e restava l’ultima parte della gomma prima di arrivare al
nulla… Chi ha fatto il Trofeo in quei tempi si ricorderà di
sicuro questo.
La prova
partiva appena fuori Varzi con un saliscendi abbastanza
veloce, strada strettina dove si passava a malapena in due,
c’era un dosso e poi una piccola discesa, mi distrassi un
attimo per vedere cosa aveva scritto Loris e mi trovai
dentro ad una 500 guidata da due stradini che stavano
andando chissà dove, la botta non fu fortissima ma quella
500 era una baracca e le cinture per quei due non
esistevano, a momenti i cappelli dei due stradini arrivarono
dentro nella mia 112 “Ahi Ahi Ahi… delinquente, ci hai
ucciso!!” Iniziarono ad urlare, uno giaceva sdraiato nel
sedile sfondato e l’altro saltellava intorno alla mia povera
112 come un grillo. Un casino, chiamarono i Carabinieri,
l’ambulanza, anzi le ambulanze perché si fecero ricoverare
tutti e due, la scena dell’incidente sembrava ground zero,
secondo me quei due sono ancora in mutua da quella volta. Il
morale fu che restammo là tutto il giorno anche per colpa di
un Carabiniere che solerte ci promise di mandare il carro
attrezzi a prenderci e questi mai arrivò. Oltre a questo, il
muletto inabile e il morale sotto i tacchi, ora il problema
era come ritornare in albergo e come fare almeno le note
delle prove che ci mancavano. Fu un casino, la macchina la
recuperarono degli altri concorrenti amici con il loro
carrello e la portarono nella loro carrozzeria che finii di
pagare non so ancora come, noi andammo in albergo in una
specie di taxi rimediato sul marciapiede di Varzi. Riuscimmo
il giorno dopo grazie alla cortesia di Giorgio Pasetti che
mi prestò la sua Ritmo muletto a fare almeno le note che ci
mancavano, ma solo le note nulla più.
Ora ero
davvero nei pasticci, ma più che per la gara per il proseguo
del resto della stagione, se tanto mi dava tanto una
milionata e mezzo di danni ci scappava e la speranza di
poterli racimolare era davvero minima, un disastro e in più
l’arcigno direttore che continuava a telefonare!
Ma le
disgrazie non arrivano mai da sole e come se non bastasse
alle verifiche non volevano farmi partire, motivo? “Avevo
fatto un terribile incidente trasgredendo a non so che
regola che andava in vigore proprio in quel rally” passai un
pomeriggio da incubo andando a piangere da tutti quelli che
conoscevo e no, per fortuna risolse la faccenda Roberto
Angiolini a cui telefonai come ultima spiaggia, mi fecero
partire ma dopo una sonora sgridata da parte del collegio
dei commissari sportivi e tirapiedi aggiunti. Io non capivo,
in ogni gara qualcuno picchiava da qualche parte e nessuno
aveva da ridire, l’unica volta che questo capitava a me ne
usciva un affare di stato, non lo capivo proprio, c’erano
piloti che ad ogni gara facevano almeno un frontale, io non
l’avevo mai fatto ed ora non volevano che partissi?
Comunque
seppur con le mani ancora tremanti, perché ci dettero il via
libera solo poco prima della partenza, lasciammo la pedana
per andare nella prima prova, Pozzolgroppo mi pare si
chiamasse, aveva piovuto ed era già buio, l’asfalto nero di
pioggia smorzava la poca luce che i Megalux sputavano fuori
e lo sporco dei tagli, inzuppato con un fango scuro rendeva
la strada davvero insidiosa, le note erano quello che erano,
ma mi sembrava di andare abbastanza forte, eravamo i primi
dopo una pausa di cinque minuti dall’ultimo del rally,
incontrai una 127 verde contromano che appena mi vide si
infilò in un buco del bosco, due motorini e un ape in senso
di marcia, Loris ebbe un tafferuglio con qualcuno al
controllo stop e con il capo prova della prova successiva,
non era possibile ma qualcosa non aveva funzionato con i
commissari e qualcuno pensò bene di lasciar muovere la gente
dopo il passaggio dell’ultimo concorrente della gara
facendomi prendere un paio di infarti e nonostante questo
nessuno pensò di interrompere i passaggi.
La notte era
sempre più cupa e le strade sempre più viscide, ogni tanto
qualcuno volava nel bosco, vedevi due strisce più chiare
marcate sull’asfalto e della luce in fondo in mezzo al
nulla, oppure trovavi qualcuno arrampicato da qualche parte,
noi del trofeo non scherzavamo e i nostri tempi soprattutto
in condizioni del genere erano paurosi, si viaggiava nei 15
assoluti e nei primi di gruppo 1 con delle vetture che erano
poco più che di serie, con i sedili di serie, un roll bar
che a chiamarlo tale era un colpo di insperato ottimismo,
insomma ad oggi mi pare ancora impossibile che non si sia
mai fatto male nessuno con quegli aggeggi.
La prima tappa quell’anno finiva a Salsomaggiore Terme dove
poi si andava sulla terra, noi invece piccoli discoli
allegati alla gara vera, dopo un mega riordino a Santo
Stefano d’Aveto venivamo rispediti a salice Terme passando
per 4/5 prove speciali che facevamo solo noi e “loro”
avrebbero fatto la sera successiva.
La fila di A
112 era impressionante, mi pare che ce ne fossero una
settantina iscritte a quella gara e vederle tutte dentro al
riordino facevano l’effetto di un nido di vespe pronte ad
uscire a colpire chiunque, sapevo che non andavamo molto
forte, d’altra parte i tempi di quelli vicini a noi lo
dicevano, ma quando Loris tornò piuttosto agitato capii che
qualcosa non andava “Siamo dodicesimi, è meglio che ci diamo
una mossa altrimenti andiamo a casa subito” la frase fece
l’effetto di un secchio d’acqua in pieno volto, me ne stavo
seduto, quasi appollaiato dentro il minuscolo dodici, con un
berretto di lana in testa cercando di mettere a fuoco le
prossime speciali e di consolarmi dei danni fatti, quando
sobbalzai in aria come se mi avessero attaccato la 380 sul
didietro, tutto avrei pensato ma che fossimo così indietro
non esisteva, Loris d’altra parte era un computer, con il
suo quaderno dei tempi “Olio Fiat” in mano era andato fino
in fondo alla fila e ritornato con la bella notizia.
Ripartimmo
decisi alla morte, avevamo un apripista solo e dietro
partivo io con il compito di recuperare tutto il possibile,
ricordo una prova stretta in discesa nella quale mi lanciai
dentro scivolando come sul ghiaccio, rischiammo un paio di
legnate di quelle giuste anche per colpa delle note
piuttosto ottimistiche stilate con il sole e il fondo secco
e pulito, non ricordo altro se non la prova del Penice che
era l’ultima della gara, una nebbia tremenda affogava la
strada dal primo metro all’ultimo, una luce di una falsa
alba iniziava a rischiarare il tetro paesaggio, stavamo
recuperando lo sapevo, più di così non si poteva andare, ma
non sapevamo i tempi degli altri, troppo dietro per poterli
aspettare e a dire il vero i trasferimenti con quelle
condizioni di visibilità erano davvero un incubo. Dopo un
paio di km della prova vidi l’apripista fermo a destra,
credo stesse dormendo, non c’era una persona, nessuno,
sembrava una situazione irreale, io da solo fiondato al
massimo della velocità in una strada che vedevo appena,
senza nessuno davanti, ad un certo punto verso la cima del
passo fui costretto a spegnere i fari perché nella nebbia si
vedeva meglio senza, mi stavo buttando a bomba giù da una
discesa senza alcuna luce e senza sapere nemmeno se ero
sulla strada giusta, ricordo che lo pensai un paio di volte
anche perché non notai traccia di commissari ai bivi, nulla,
nulla di nulla, io sparato nel nulla senza rumore e senza
fari in mezzo ad una nebbia terrificante, ero davvero
suonato, quando ci ripenso mi viene la pel d’oca.
Quando dopo
un tempo interminabile, apparve il cartello giallo di fine
prova e subito dopo il rosso credo che la pressione del
sangue diminuì della metà, eravamo arrivati alla fine dalla
parte giusta, tirammo tutti e due un sospiro enorme e ci
guardammo in faccia, Loris era pallido, gli occhi sgranati
fuori dalla fessura del casco integrale, lui raramente
traspariva emozioni, ma quella volta si lasciò scappare “
Madonna come siamo venuti giù!”
“Avete visto l’apripista ?” Ci chiesero quelli dello stop un
po’ scettici.
“Si è li che se la dorme dopo un paio di km di prova” Urlai
quasi istericamente sfogando la tensione accumulata.
Arrivammo quarti recuperando otto posizioni dal riordino in
poi, ci fosse stata un’altra prova probabilmente avremmo
recuperato ancora perché il 3° era molto vicino, ma per
com’era andata andava bene così.
\Il problema
più grosso fu che a causa dell’incidente dovetti poi saltare
una gara il Biella per mancanza di fondi e con conseguente
rivolta popolare in casa, fu uno dei motivi principali per
cui persi la possibilità di lottare per il trofeo e alla
fine arrivai secondo dietro ad un bravissimo Cinotto che
comunque si era messo ad andare davvero forte sull’asfalto.
Come sempre, ora come allora vale il detto “C’est l’argent
qui fait la guerre”
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