Sai mi fa un
certo effetto vederti venire verso di me, mi guardi e
sorridi mettendo la tabella su quella tasca grande che c’è
sulla tua sinistra. La tuta bianca e il sottocasco attorno
al collo, sorridi e mi guardi ancora, non c’è malizia nel
tuo sguardo, non so a cosa pensi ma vorrei tanto che lo
fosse. Odore di freni e di benzina come sempre e da sempre,
voci confuse nella mia mente che ritornano indietro
improvvisamente, è come nella scena finale di un
fantascientifico film, il suono, le luci e i rumori mi
sparano indietro, torno indietro, indietro… indietro…
indietro come in una pellicola già vista che non mi stanco
mai di vedere ancora…
Il 1973!
Davanti a me un pulmino azzurro vomita ragazzini chiassosi,
fa freddo molto freddo e sto andando a scuola, tra un
compito di ragioneria e il pensiero al Montecarlo che sta
partendo. Non ho la minima idea di come sia il Monte, però
ho letto tutti i giornali esistenti e ascoltato tutte le
trasmissioni possibili e immaginabili, i canali TV sono solo
2 e per sintonizzarsi sul secondo canale bisogna girare una
rotellina per diversi scatti fino a che magicamente appare
la sagoma in bianco e nero dell’inizio trasmissioni, la
musichetta fa schifo e una rete sale dal basso verso l’alto
per un tempo interminabile fin che una cotonata
annunciatrice non proclama i programmi della serata.
Il Tg sportivo si apre con la trepidante notizia, Munari e
la sua Lancia Fulvia Marlboro hanno vinto la prima speciale
del rally, l’Italia esulta come un gol ai mondiali perfino
il telegiornale ne parla e intervista il drago con un grosso
cappello di volpe in testa, Fiorio (Cesare) è raggiante si
punta al bis, in casa mia ne parlano perfino mia madre e mia
sorella, mio papà da alcuni anni è un Lancista convinto e ha
comprato l’ultima nata e sul didietro c’è lo scudetto LANCIA
vince il campionato italiano rally. Non c’era il mondiale
fino al 1973 il campionato solo per marche nacque proprio
quell’anno, chi aveva la Fulvia aveva una macchina da sogno
era la macchina che vinceva nei rally, gare massacranti
fatte da mezzi e uomini eccezionali, perfino Claude Lelouch
in un film che spopolava in quei tempi raccontava la storia
di “Un uomo e una donna” due che si amavano attraverso i
rally con un fantastico Jean Luis Trintignant nei panni di
un pilota cui la moglie si era suicidata (sempre allegri sti
film) insomma vinse perfino un oscar come miglior film
straniero.
Tutto aiutava a rendere i rally popolari e leggendari.
“Devono aver un bel coraggio quelli che stanno di fianco”
mormorava mio padre mentre guardava le immagini della gara.
Munari non ebbe molta fortuna e il giorno dopo se ne andò
dentro ad un mucchio di neve da dove uscì solo col carro
attrezzi qualche oretta dopo, vinse Jean Claude Andruet con
Micelle Petit “Biche” cerbiatta nomignolo dai tanti
significati, lei non fu molto fortunata nella vita se non
nelle varie gare che cavallo pazzo vinse rendendola famosa
al grande pubblico, lui un vulcano di pazzia mista a classe
inaudita sapeva far volare la berlinetta A110 una specie di
bara motorizzata con l’accesso proibito a chi superava il
metro e sessanta, una macchina per gnomi ma che viaggiava
come un razzo. Fu una debacle Lancia e la Renault Alpine
motorizzata 1800 vinse tutto quell’anno, i cambi non si
rompevano più e la Fulvia era troppo poco potente e
cammellona per potervi competere. Gia L’ing. Parkes e Cesare
Fiorio però avevano studiato l’arma che avrebbe sconfitto,
debellato, massacrato quella che in quell’anno sembrava la
PanzerDivisionen…. La STRATOS.
La Stratos debuttò in novembre del 1972 in Corsica, una gara
che allora era aperta anche alle gruppo 5 i prototipi, fece
poca strada si ruppe di tutto e forse nessuno immaginava che
questa specie di ranocchio sarebbe diventata invincibile per
almeno 10 anni fino a quando i vertici della casa Torinese
non decisero di toglierla dai piedi per …. Manifesta
superiorità.
La Stratos fece perdere a tutti la voglia di competere,
perché tanto… non ce n’era, ci salirono più o meno tutti ma
gli unici due che vinsero davvero tutto, in due momenti
differenti furono Munari e Darniche, davvero invincibili.
Io avevo ricevuto in regalo una BETA 125 da regolarità,
avevo fatto la patente A in un rocambolesco esame a quiz in
cui sbagliai una risposta e venni interrogato dalla
commissione, a dire il vero quando mi chiamarono feci un
infarto, ero sicurissimo di aver fatto tutto giusto e invece
l’ing. Capo con fare minaccioso mi disse “Caneva di che
colore sono i rinfrangenti laterali dei rimorchi ???”
ricordai subito di aver scritto bianchi, rossi non erano
perché sono dietro e sparai sicurissimo “Gialli perché?” L’ing
restò interdetto perché non ci pensai nemmeno un secondo, ma
io ero abituato a fare la faccia di bronzo a scuola con i
professori ogni giorno e lui non aveva considerato.
“E….. perché hai barrato BIANCHI allora ?” Disse preso in
contropiede.
“Boh io ho barrato Giallo, che ne so, avrò sbagliato
casella”
“Bene bene puoi andare promosso” Replicò quasi avvilito.
Che culo mi dissi, la moto era pronta ad aspettarmi, appena
potevo partivo con qualunque temperatura e mi sparavo lungo
gli sterrati a far finta di guidare una 124 Abarth o una
Fulvia HF ma questa già mi piaceva meno perché la moto aveva
la trazione posteriore e la Fulvia no e io spazzolavo tutti
nei tornanti compresi i poveri turisti che ogni tanto
incrociavo nella via.
Munari mi fu presentato verso metà anno, seppi per caso che
veniva qui in vacanza, non credevo ai miei occhi fino a che
non feci carte false per conoscere sua cugina che poi ahimè
divenne qualche anno più tardi la mia prima moglie. Scese da
una Lancia Beta HPE, magrissimo e mi fu presentato, “Questo
è un amico di Nicoletta” Non mi lavai la mano per non so
quanto tempo e quando lo vedevo per strada sparivo dalla
timidezza, i miei idoli erano lui e Thoeni due personaggi
loquacissimi ai quali non avevo bisogno di forzarmi per
assomigliare.
Intanto la Fulvia andava in pensione e la prima gara che
vinse la Stratos fu un Rally in Spagna il Firestone, lo
lessi su Autosprint che l’edicolante metteva direttamente
nella casella della mia posta appena arrivava, per evitare
che io andassi ogni 10 minuti a chiedere se avesse scartato
il pacco, spesso lo portavo a scuola e lo leggevo sottobanco
nel vero senso della parola, che passione! Ogni tanto mi
beccavano e allora erano casini anche perché mia madre aveva
dato ordini Kappleriani in merito. Verso la fine di agosto
passava di qua il San Martino di Castrozza e per 15 giorni
era un andirivieni di muletti, si faceva a gara a
riconoscere i protagonisti, ci si chiamava in pochissimi
minuti e poi via con la moto o con la 850 di Pasquale a
vederli provare, spesso si stava sulla Valstagna fino a
mattina e l’unico mezzo che passava era il lattaio, freddo
delusioni ma ogni tanto la valle si illuminava
improvvisamente del bagliore dei Carello o dei Cibiè che
sciabolavano le due parti della vallata seguiti da un rumore
immenso. “Eccolo Eccolo” ma non c’era bisogno di dirlo erano
già tutti in piedi a scommettere chi fosse e poi in pochi
secondi tutto era sparito, ma non la voglia di aspettare
ancora.
La gara si svolse sotto una bufera d’acqua tremenda ma non
perdemmo occasione per seguirla, andammo fino a San Martino
e sotto il passo Cereda ad un’assistenza c’era Fiorio.
“Andiamo a chiedere la classifica” dissi “Ma sei matto
chiedere a Fiorio?”
“Eh beh mica ti mangia”
mi feci sotto “Buongiorno mi dice la classifica per favore?”
Gli dissi senza vergognarmi.
“Munari, Pinto, Ballestrieri” Mi rispose molto gentilmente,
fu la prima volta che parlai con lui, lo ricordo ancora come
fosse adesso anche se il tempo passato è ormai immemorabile.
Munari vinse credo per l’ultima volta con la Fulvia, fece
una gara stupenda, lui aveva qualcosa di più nella guida e
io già cercavo di carpirne tutti i risvolti, mi rendevo
conto che nella strada lui cercava qualcosa di più, non a
caso l’anno dopo sempre al San Martino scese uno spilungone
tedesco appena affacciatosi sulla scena europea tale Walter
Rohrl e nella prima prova speciale quando passò dissi
“Ragazzi sto qua è pericoloso guida come Munari” Fossi stato
un profeta oppure abbia avuto un culo infernale solo Dio lo
sa ma così fu, solo chi guida in un certo modo diventa
grande e loro lo sono stati.
Appena dopo il San Martino Sandro colse forse la sua
vittoria più dura il Tour de France, no non mise la maglia
gialla, il tour era una gara mista pista e salita che si
faceva con tappe a distanze incredibili usando come prove
speciali circuiti e cronoscalate, formula che fu presa poi
anche dal Giro d’Italia gara che ebbe un discreto successo
per un certo periodo per poi sparire sotto lo scarpone di
scelte politiche, costi e menate varie.
Quando poi negli anni a seguire strinsi una grande amicizia
con il drago mi ricordo che mi diceva sempre “Tutti mi
chiedono qual è stata la mia gara più dura, il Safari, il
Montecarlo, il RAC… nessuno crede che la gara più dura fu il
Tour de France del 73 quello che vinsi con la Stratos” e mi
raccontava di dieci giorni ininterrotti di gara con
trasferimenti infiniti, si appoggiava alla sedia davanti al
caminetto e buttava giù un bicchiere, nei suoi occhi vedevo
quella Stratos rotonda con il numero 111 schierata davanti a
macchine molto più potenti ma che lui con la sua classe
aveva dominato. Che pilota era il Drago! Sensibile, pignolo
con una guida matematica, ma capace di improvvisare e di
tenere la macchina in strada dove gli altri si
ammucchiavano, che belle serate che abbiamo passato o che
albe che vedevamo quando andavamo al mattino prestissimo
nelle malghe a bere il latte e quanti racconti aneddoti,
quanto mi ha insegnato il vecchio di Cavarzere, lui e Fiorio
erano i rally, seppero vincere contro tutti e con mezzi
nettamente inferiori.
Quell’anno vinse l’europeo che equivaleva al mondiale
piloti, il drago era imbattibile e quando la Stratos fu
pronta non ci fu storia.
Il 1973 andava verso il tardo autunno quando Egitto e Siria
attaccarono a sorpresa Israele, la guerra del Kippur che
diede il via ad un cambiamento e a una crisi energetica che
segnò interamente l’anno seguente, Montecarlo fu cancellato
dopo che l’anno prima aveva lasciato bloccate 150 macchine
in mezzo al Burzet per una notte intera, la Svezia
cancellata e si iniziò una stupida politica energetica che
non portò a nulla se non ad un malcontento generale, le Tv
smettevano le trasmissioni alle 23, le domeniche non si
circolava più, le luci spente come nel coprifuoco, alla fine
non si risparmiò nulla e se si risparmiò si sperperò in
altre spese, tanto per cambiare.
“Ciao io vado!” Riapro gli occhi di colpo e ti vedo di nuovo
davanti a me, forse tentavi di dirmi qualcosa in più, ma
dov’è andata la Stratos e dov’è la Fulvia che erano qui un
secondo fa? Che cosa sono queste macchine qui? Mi guardi
ancora, sorridi ancora e risali in macchina pensando forse
che mi sia perduto in chissà quale storia, si hai ragione,
mi sono perduto in un qualcosa che sento mio e che so che
non tornerà mai più… il 1973.
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